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Capire l'arte contemporanea. Sessantanovesima puntata della videorubrica "Praline. Prelibatezze dal mondo dell'arte" a cura di Sergio Mandelli dedicata a Domenico Bianchi. Le "Praline. Prelibatezze dal mondo dell'arte" sono filmati monografici che presentano gli elementi utili per capire i vari linguaggi dell’arte contemporanea; sono perciò particolarmente indicati per gli appassionati, i galleristi, i collezionisti e gli studenti dell’accademia d’arte e del liceo artistico. Lasciateci un commento e un "mi piace", grazie! Iscrivetevi al nostro canale! https://www.youtube.com/user/mandelli... Visitate il nostro sito: www.mandelliarte.com Instagram: https://www.instagram.com/thanhthao_a... 0:00 Sigla 0:16 Inizio Pralina Domenico Bianchi. Domenico Bianchi è nato a Anagni nel 1955 Al liceo artistico incontra lo scultore Nicola Carrino che gli segnala i luoghi dell’avanguardia; la galleria La Salita, innanzitutto, e la galleria L’Attico, dove vede la mostra di Kounellis con i cavalli vivi. All’Accademia, dove segue i corsi di scenografia di Toti Scialoja, conosce Giorgio Barberio Corsetti, fondatore del gruppo teatrale La Gaia Scienza, con il quale collabora per alcuni anni. Nel 1977, però, lascia il teatro per dedicarsi solo alla pittura. La sua ricerca in quel momento si basa sull’utilizzo di colori terrosi, bituminosi, con esiti dall’aspetto disadorno, con una disposizione apparentemente approssimativa delle masse, che tendono spesso a risolversi in una croce o in un cerchio posto al centro della composizione. Nel corso degli anni elabora alcune immagini simbolo, quasi archetipi personali, che gli serviranno come punto di partenza per la realizzazione di tutte le opere successive. Il passo successivo è quello di trasporre queste tracce originarie su una superficie sferica trasparente. Il primo esperimento lo porta a disegnare direttamente su una boccia di vetro, di quelle che si usano per i pesci rossi. In questo modo si accorge che se il disegno in piano funziona, conserva poi il suo equilibrio anche trasferito sulla sfera. Ma poi, tramite un conoscente che lavora con i computer, trova un sistema che gli permette di elaborare velocemente le sue tracce su una superficie sferica. Il computer, inoltre, offre la possibilità di spostare l’immagine di diversi gradi, sia sull’asse orizzontale, sia su quello verticale, sia su tutti i possibili assi obliqui. Le variazioni sono perciò pressoché infinite. Il compito di Domenico Bianchi, a questo punto, è di trasporre la traccia ottenuta al computer utilizzando diverse tecniche: acquerello e xilografia su carta, intarsi su cera e marmo, incisioni su legno. Il suo materiale prediletto diventa ben presto la cera, un materiale che crea un morbido effetto trasparente, di grande eleganza, che ricopre il disegno sulla tavola. Sommerse dalla cera, le tracce assumono un aspetto magico, quasi trasformate in un simbolo misterico che si rivela solo ad una sapienza rivelata a pochi adepti. In realtà, queste tracce non servono ad altro che a dare avvio ad un sistema pittorico, in una raffinata elaborazione del tema iniziale che conferisce ai quadri di Bianchi un indubbio fascino e invita ad una lunga contemplazione. Anche se l‘interesse di Bianchi per la sua opera è solo ed esclusivamente pittorico, ciò non toglie che l’osservatore ha tutta la libertà di associare le immagini proposte a diverse suggestioni: le immagini non sono mai innocenti, pure, ma hanno la capacità, se non di comunicare, sicuramente quella di evocare paragoni possibili. Per questo, siamo portati a pensare ad alcuni motivi della filosofia antica, l’Essere di Parmenide, ad esempio, concepito come una sfera perfetta, chiusa su se stessa, oppure l’Uno di Plotino, l’origine di tutto ciò che esiste, all’interno del quale tutto trova la sua giustificazione. Oppure può anche trovarvi un simbolo, il microcosmo, che, in modo misterico, contiene l’universo intero, il macrocosmo. E in fondo, questa, è l’interpretazione più plausibile: il quadro, ogni quadro, evoca e contiene tutto un mondo, di cui vengono illustrate le leggi che lo regolano. Quella di Bianchi è perciò una pittura che va osservata con attenzione, da cui è necessario farsi suggestionare, e al cui fascino non possiamo che arrenderci. Perché in fondo, da sempre, la fascinazione è il compito primario di ogni opera d’arte. #mandelliarte #artecontemporanea #domenicobianchi