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AULA, Seduta 396 - Decreto ambiente, approvazione definitiva Presidente, grazie. Siamo qui, di nuovo, a parlare del Piano nazionale di ripresa e resilienza che - è giusto ricordarlo ogni volta, perché c'è chi ha votato contrario e oggi si prende meriti che evidentemente non può avere - è un Piano straordinario fortemente voluto dall'Italia, che era presieduta dall'allora Premier Giuseppe Conte; un Piano fortemente voluto dal MoVimento 5 Stelle che ha permesso di riscrivere le priorità politiche europee. Per la prima volta è stato ipotizzato di avere un debito comune per creare opportunità di crescita comune ed è un Piano che, grazie al MoVimento 5 Stelle, manteneva anche un principio base, quello dei fondi europei, quello per cui dovevamo andare a colmare il che aveva il nostro Paese e, in particolare, il Mezzogiorno d'Italia. Esiste un vincolo per legge - è previsto da un emendamento del MoVimento 5 Stelle - che impone il 40 per cento della spesa dei fondi del PNRR al Sud: sappiamo se sono stati spesi questi fondi? No, non possiamo saperlo perché il Governo non ha reso pubblici questi dati. Noi vorremmo sapere come vengono spesi i soldi e se sia stato rispettato questo vincolo: noi temiamo proprio di no. Un altro tema a cui teniamo parecchio è quello della tutela dei minori: abbiamo un enorme rispetto a quanto si spende in Europa riguardo agli asili nido, ad esempio; nella mia città, Napoli, ne è esempio eclatante. Purtroppo, questo Governo ha voluto immaginare ancora, con i suoi provvedimenti come l'autonomia differenziata, di lasciare le cose come stanno, basandosi sulla spesa storica. Ed in realtà col PNRR andavamo proprio in un'altra direzione: questa è proprio l'evidenza della differenza che c'è tra un Governo del MoVimento 5 Stelle e quello di questa legislatura che è totalmente improntato sul mantenere le cose come stanno e mantenere le differenze così come sono, come se una parte di Paese non avesse gli stessi diritti dell'altro. Allora, su questo tema che era centrale - gli asili nido - ci siamo battuti e continuiamo a batterci, ma invece questo Governo sembra aver alzato bandiera bianca con varie riscritture del Piano: molti asili nido sono proprio scomparsi e la situazione tende a peggiorare, non a migliorare. Parliamo, poi, del tema lavoro che pure viene affrontato da questo decreto che - devo dire - avrebbe, come spesso accade, nobili intenti, ma poi si disperde. Noi, tra l'altro, su molti emendamenti che abbiamo presentato ancora non sappiamo che parere potremmo avere; il che cambierà chiaramente la postura del nostro gruppo parlamentare in funzione di un voto finale. Comunque, l'ultima relazione sul PNRR, resa dal Governo al Parlamento, attesta che le risorse di garanzia di occupabilità dei lavoratori (GOL), già programmate, ammontano al 44,8 per cento di quelle ripartite alle regioni, vale a dire oltre 932 milioni su 2,08 miliardi ripartiti: la spesa già sostenuta è meno di 70 milioni, quindi sul fronte del lavoro i soldi ci sono, ma non vengono spesi. E, dunque, a cosa serve quest'altro decreto? Per mettere delle toppe. Ancora toppe! Occorre però cambiare passo per impiegare i 5,5 miliardi di euro di risorse del PNRR destinate alle politiche attive del lavoro e alla formazione. L'attuazione territoriale della Garanzia occupabilità dei lavoratori è affidata a regioni e province autonome che adottano piani di attuazione regionali nel rispetto della cornice nazionale, rivista solo qualche mese fa. Con il primo decreto ministeriale di adozione del programma il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali ha distribuito alle regioni il 20 per cento del finanziamento, pari a 880 milioni; per il 2023 sono stati ripartiti 1,2 miliardi; allora, ecco i nodi politici. Il Ministro Fitto ha lasciato Roma per Bruxelles con un bagaglio di meriti - rinvii, ritardi, riforme incompiute -, ha cambiato la , ha riempito il Parlamento di chiacchiere e il risultato è una promozione al ruolo di Vicepresidente della Commissione europea. Cosa ha lasciato al suo successore, Foti? La grande incompiuta, che è il PNRR. Per tutti questi dubbi che ho espresso - e sono solo una parte - e soprattutto per il fatto che ancora dobbiamo conoscere il parere su tanti degli emendamenti che abbiamo presentato, noi rimaniamo qui a osservare, come chi osserva i cadaveri a bordo del fiume .