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25 febbraio – Dalle Meditazioni sulla Passione di Sant'Alfonso Maria de Liguori O Gesù che per me non avete perdonato a voi stesso, imprimete in me la vostra Passione, acciocché io dove mi volti, miri le vostre piaghe e non trovi altro riposo che in voi e nel meditare le vostre pene. Amen. (di san Bonaventura) Frutti che si ricavano dal meditare la Passione di Gesù Cristo L'amante dell'anime, il nostro amantissimo Redentore, dichiarò che non ebbe altro fine in venire in terra a farsi uomo, che di accendere fuoco di santo amore nei cuori degli uomini: Sono venuto a portare il fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso (Lc 12, 49). Ed oh che belle fiamme di carità ha egli accese in tante anime, specialmente colle pene che elesse di patir nella sua morte, affin di dimostrarci l'amore immenso che per noi conserva! Oh quanti cuori felici, nelle piaghe di Gesù, come in tante fornaci d'amore, si sono talmente infiammati ad amarlo che non hanno ricusato di consacrargli i beni, la vita e tutti se stessi, superando con gran coraggio tutte le difficoltà che loro si attraversavano nell'osservanza della divina legge, per amore di quel Signore che, essendo Dio, volle tanto soffrire per loro amore! Questo fu appunto il consiglio che ci diè l'Apostolo per non mancare, e per correre speditamente nella via del cielo: Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sè una così grande ostilità da parte dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d'animo (Eb 12, 3). Perciò l'innamorato S. Agostino, stando a vista di Gesù impiagato sulla croce, così dolcemente pregava: Scrivi, o mio amantissimo Salvatore, scrivi sopra il mio cuore le tue piaghe, acciocché in quelle io legga sempre il vostro dolore e il vostro amore; sì, perché avendo avanti gli occhi miei il gran dolore che voi, mio Dio, soffriste per me, io soffrirò con pace tutte le pene che mai mi occorrerà di patire; ed a vista del vostro amore, che mi avete dichiarato sulla croce, io non amerò nè potrò amare altri che Voi. “Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24). Quando San Paolo fa questa affermazione non vuole dire che la passione di Cristo sia stata imperfetta o incompleta o che ad essa si debba aggiungere qualcosa. Egli considera la Chiesa come un solo corpo (un corpo mistico) con il Signore. Di questo corpo Gesù è il capo e noi le sue membra. Che cosa manca dunque? Manca questo: che la passione, che per ora si è compiuta nel corpo fisico di Gesù, si prolunghi anche nelle sue membra. E questa partecipazione alla passione di Cristo è meritoria non solo per il soggetto che soffre o fa penitenza, ma anche per le altre membra del corpo mistico. San Paolo dice infatti che soffre a favore del suo corpo che è la Chiesa. Occorre ricordare che Dio salva gli uomini non come un “deus ex machina” (cioè, dal latino, letteralmente "divinità scesa dalla macchina") , ma attraverso la loro cooperazione personale e vicendevole. Come nessuno viene al mondo senza la mediazione dei genitori, così analogamente nessuno entra in Paradiso senza la mediazione della Chiesa. Il Signore ci chiama ad essere suoi collaboratori di Dio. San Paolo usa quest’espressione: “Siamo infatti collaboratori di Dio” (1Cor 3,9), “abbiamo inviato Timòteo, nostro fratello e collaboratore di Dio nel vangelo di Cristo” (1 Ts 3,2). Dice Pio XII nella Mystici Corporis: “Mistero certamente tremendo né mai sufficientemente meditato, come cioè la salvezza di molti dipenda dalle preghiere e dalle volontarie mortificazioni a questo scopo intraprese dalle membra del mistico corpo di Gesù Cristo” (MC 42). È vero che Cristo è l’unico Redentore. Ma Cristo ci rende partecipi della redenzione: e non solo nel senso che la riceviamo, ma anche perché con le nostre penitenze ci facciamo ministri o canali dei meriti infiniti della sua passione. Si tratta di un discorso analogo a quello della regalità di Gesù. Gesù è l’unico Re dell’universo. Ma vuole che tutti noi regniamo insieme con lui: “preparo per voi un regno” (Lc 22,29), “e regneranno nei secoli dei secoli” (Ap 22,5). 2° giorno Triduo a San Gabriele dell'Addolorata: • Запись 🎙️ Nuovo allo streaming o vuoi migliorare? Dai un'occhiata a StreamYard e ottieni uno sconto di $10! 😍 https://streamyard.com/pal/d/54564751...