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https://www.pupia.tv - Mazara del Vallo (TP) - Le sirene segnano la fine di un incubo Le sirene dei tanti pescherecci d'altura, all'ancora al nuovo porto di Mazara del Vallo, segnano la fine dell'incubo quando le lancette dell'orologio indicano pochi minuti dopo le 10. I pescherecci 'Antartide' e 'Medinea' sono tornati a casa e sulla banchina vengono liberate idealmente 18 colombe e prendono il volo anche dei palloncini tricolore. Oltre tre mesi di tensione svaniscono davanti alle sagome dei due pescherecci salpati da Bengasi nella notte tra giovedi' e venerdi'. All'appuntamento ci sono tutti: in primis Rosetta Ingargiola, 74enne madre di Pietro Marrone, comandante del 'Medinea', diventata il simbolo della lotta delle famiglie di Mazara del Vallo per riavere i propri cari. Tra i primi ad arrivare anche Marco Marrone, armatore del 'Medinea': "Sono stati 108 giorni terribili ma oggi e' una giornata di festa, oggi e' il nostro Natale". Un Natale di Mazara del Vallo arriva quindi con cinque giorni di anticipo e che accomuna al di la' delle differenze di bandiera: "Una comunita' senza differenze di nazionalita'", aveva scandito ieri il sindaco, Salvatore Quinci, nel corso di un collegamento a distanza con i ministri degli Esteri e della Giustizia Luigi Di Maio e Alfonso Bonafede. Tra i 18 dei due equipaggi, infatti, anche sei cittadini provenienti dalla Tunisia, il paese nordafricano che a Mazara vanta una grande comunita' ormai pienamente integrata in citta'. Un legame che trova conferma anche nella visita di Sami Ben Abdelaali, deputato tunisino ma anche volto noto in Sicilia per il suo trascorso da consulente accanto all'ex presidente della Regione Rosario Crocetta. "Ci siamo salutati e ho espresso loro la nostra solidarieta' e vicinanza per quello che hanno passato in questi 108 giorni - dice Ben Abdelaali -. Ritengo abbiano bisogno di tempo per risanare queste ferite perche' il trattamento subito, secondo le loro dichiarazioni, e' stato duro: avranno bisogno di serenita' e di tanta assistenza per riprendere il loro cammino". I 108 giorni tarscorsi nelle celle del generale Haftar si materializzano poi nelle poche parole di Marrone: anche lui, come gli altri 17, ha potuto riabbracciare i suoi cari soltanto dopo l'esito negativo del tampone rapido: "Ci hanno trattati malissimo racconta poco prima di lasciare il porto a bordo di un'auto con i familiari -, non ci dicevano nulla di quello che accadeva in Italia. Spero di dimenticare tutto questo. Nessuna violenza fisica - precisa - ma ci hanno distrutti mentalmente, umiliandoci". La tensione dei giorni piu' duri svanisce davanti agli abbracci e ai selfie: "Oggi e' una giornata di rinascita - racconta Anna Amabilno, cognata di Salvo Bernardo, uno dei 18 pescatori ritornati a casa -, una vittoria per tutte le famiglie". La pioggia che cade incessantemente per tutta la mattinata non ferma la voglia di vicinanza del vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero, che tante volte nei mesi scorsi ha dato voce alle famiglie mazaresi in angoscia. Arrivano anche il presidente dell'Ars, Gianfranco Micciche', e il sindaco, Salvatore Quinci. Entrambi aprono il capitolo del futuro: "Sono lieto del ritorno a casa dei 18 pescatori ma e' arrivato il tempo che le navi militari italiane tornino a presidiare il Mediterraneo, in numero adeguato e con regole d'ingaggio efficaci, per difendere la nostra marina mercantile e quella peschereccia", le parole di Micciche'. Per Quinci ricorda che "oggi e' il giorno della festa" e che ci sara' tempo "per le discussioni e le recriminazioni", ma sollecitato dai giornalisti snocciola i numeri della marineria di Mazara del Vallo: seicento lavoratori impegnati direttamente sui pescherecci d'altura e migliaia di persone impiegate nell'indotto. "È intollerabile per noi continuare a fare pesca in queste condizioni - le parole del primo cittadino di Mazara -. Il nostro governo e l'Unione europea ci dovranno dire se nei prossimi anni questa attivita' economica potra' continuare o se dovremo tirare i remi in barca". (20.12.20) DIRE