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Il cuore storico di Siracusa, con le sue piazze barocche e i vicoli di Ortigia, continua ad affascinare turisti provenienti da ogni parte del mondo. Tuttavia, dietro la cartolina suggestiva della città antica si nasconde un fenomeno sempre più evidente: la progressiva scomparsa dei piccoli negozi che per decenni hanno rappresentato l’anima commerciale del centro storico. La tendenza emerge chiaramente dall’ultima indagine elaborata da Confcommercio su scala nazionale e presentata nei giorni scorsi a Roma. Il rapporto fotografa un cambiamento profondo nel tessuto economico urbano, che in Sicilia assume contorni particolarmente marcati. Negli ultimi quattordici anni, considerando esclusivamente i centri storici dei capoluoghi e dei comuni più popolosi dell’Isola, sono sparite circa 1.700 attività di commercio al dettaglio, con una contrazione complessiva del 20%. Se si allarga lo sguardo ai quartieri periferici e alle zone decentrate, la flessione arriva al 26%, con oltre 5.500 esercizi commerciali in meno. Un fenomeno che coinvolge tutta la Sicilia Il fenomeno non riguarda soltanto Siracusa ma attraversa tutte le province siciliane. Secondo i dati raccolti, la perdita più consistente si registra ad Agrigento, dove tra il 2012 e il 2025 si è registrata una riduzione del 37,5% delle attività commerciali, pari a 328 negozi in meno. Situazioni analoghe emergono anche in altre città dell’Isola: Ragusa ed Enna superano il 30% di chiusure, mentre Catania e Trapani registrano flessioni superiori alla media regionale, rispettivamente del 28,6% e del 26,3%. Seguono Palermo, con un calo del 25,8%, e Messina e Siracusa, entrambe ferme al 24,7%. Più contenuta la riduzione a Caltanissetta (-21,6%), mentre Marsala e Gela registrano contrazioni rispettivamente del 18% e del 17%. Numeri che, seppur inferiori a quelli registrati in alcune aree del Nord Italia – dove complessivamente le saracinesche abbassate sono oltre 156 mila – raccontano comunque di una tendenza che preoccupa sempre di più gli operatori del settore. Ortigia tra turismo e perdita dei servizi di prossimità Nel caso di Siracusa, il tema assume una dimensione particolarmente delicata. Il centro storico di Ortigia rappresenta uno dei poli turistici più importanti del Mediterraneo e negli ultimi anni ha visto crescere in modo significativo ristoranti, locali e strutture ricettive. Questa trasformazione, se da un lato ha contribuito ad aumentare l’attrattività della città, dall’altro ha modificato profondamente l’equilibrio commerciale del quartiere. Molti negozi tradizionali – dalle botteghe artigiane ai piccoli alimentari, dalle edicole ai negozi di abbigliamento – hanno progressivamente lasciato spazio ad attività legate all’accoglienza turistica o alla ristorazione. Il rischio, evidenziato da Confcommercio, è quello di una progressiva “desertificazione commerciale”, con centri storici sempre più orientati al turismo ma meno funzionali alla vita quotidiana dei residenti. L’allarme di Confcommercio Il presidente regionale di Confcommercio, Gianluca Manenti, sottolinea come il fenomeno stia assumendo contorni sempre più critici. In quasi tutte le città siciliane, spiega, stanno diminuendo soprattutto alcune categorie storiche del commercio urbano: abbigliamento, ferramenta, negozi di mobili, edicole e piccoli alimentari. Parallelamente cresce in maniera evidente il numero delle attività legate al turismo, come ristoranti, bar, affittacamere e strutture ricettive. Un cambiamento che, secondo l’associazione di categoria, rischia di alterare l’equilibrio dei centri urbani, riducendo i servizi di prossimità e rendendo più difficile la vita quotidiana dei residenti. Per questo Confcommercio propone una serie di interventi concreti: riconoscere le imprese di quartiere come protagoniste della pianificazione urbana, integrare politiche commerciali e urbanistiche, creare un osservatorio regionale permanente sul commercio, regolamentare la crescita degli affitti brevi e promuovere il recupero dei locali sfitti attraverso i distretti del commercio. Le cause della crisi Alla base della crisi del commercio tradizionale ci sono diversi fattori. Tra i principali viene indicato il calo dei consumi delle famiglie, che negli ultimi anni ha inciso profondamente sulla capacità di tenuta dei piccoli esercizi. A questo si aggiunge la crescita rapidissima del commercio digitale. Secondo Confcommercio, negli ultimi dieci anni le vendite online sono quasi triplicate, con un aumento complessivo del 187%, sottraendo quote sempre più rilevanti al commercio tradizionale. Un altro elemento che pesa sui bilanci delle attività è l’aumento dei costi di gestione, a partire dall’energia e dalle materie prime, che rende sempre più difficile per molti negozi di quartiere restare aperti.