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Da «Il berretto a sonagli» Il monologo delle tre corde A confronto: Salvo Randone, Eduardo e Paolo Stoppa Salvo Randone, 1970 Il monologo inizia con l’inquadratura in primissimo piano del viso di Randone, illuminato da un solo faro, mentre l’ambiente circostante è oscurato. Dall’inquadratura iniziale, gradualmente, durante il monologo, la telecamera si allontana, comprendendo anche Fifì e Beatrice, per poi riavvicinarsi con lo stesso movimento in profondità sul primo piano di Randone. A questo punto, la sua recitazione, che è molto complessa, sembra concentrarsi in molteplici stati d’animo resi con grande abilità. In questo monologo l’espressività del viso di Randone si fa più marcata. Soprattutto nella descrizione delle tre corde egli acquista un sorriso che diventa a tratti ghigno, in cui si rivela quell’ironia sapiente, tutta pirandelliana, di chi ha macerato a lungo una riflessione profonda e amaramente realistica sulla vita. Eduardo, 1981 A Eduardo bastano minimi ed impercettibili movimenti del viso per mostrare i movimenti dell’anima di Ciampa, spesso nel semplice ascolto delle battute allusive di Beatrice, momenti in cui la telecamera inquadra in primo piano il volto di Eduardo. Del resto è significativo che l’attore nell’adattamento in napoletano, con un procedimento drammaturgico autonomo dal testo pirandelliano, taglia alcune battute interlocutorie nel monologo delle “tre corde”, nel primo atto, e in quello finale del secondo atto. Questa operazione di rafforzamento dei momenti di svelamento dell’intimità di Ciampa, rivela la volontà di Eduardo di evidenziare, come per molti suoi personaggi, l’isolamento del protagonista rispetto agli altri. Un isolamento che acuisce anche l’incomprensione e l’ostilità degli altri personaggi. Aumentata la distanza dai suoi interlocutori il Ciampa di Eduardo diventa un uomo rassegnato al suo destino, con dei ritmi interiori che scandiscono un suo percorso trasversale rispetto a quello dei suoi antagonisti. Paolo Stoppa, 1984 Nella versione televisiva, le inquadrature e i personaggi gli ruotano intorno, per evidenziarne la perizia interpretativa. La sua tecnica espressiva dà conto chiaramente dei sottotesti inerenti al suo personaggio, ogni gesto è ben calcolato, la recitazione è appropriata. Emerge la sua bravura di attore consumato, che si manifesta soprattutto nella comunicazione col pubblico, al quale sa regalare con sapiente dosaggio, sia gli effetti comici, sia quelli più grotteschi. Il suo è un Ciampa forte, tutt’uno con l’attore, è un Ciampa che sfida il dolore, cosciente della sua forza, lucido, razionale, che sa manipolare. Anche il tema della pazzia vi appare, più che come soluzione pacifica, come rivalsa, come arma per colpire non solo Beatrice, ma il contesto sociale dal quale Ciampa, nella sua condizione di dipendente, si sente escluso e che vuole sfidare. A differenza degli altri interpreti, egli sviluppa un ulteriore livello di comunicazione con il pubblico, sottolineando una duplicità interpretativa che gioca, sia a livello del personaggio di Ciampa, che risulta essere “vincente”, sia come attore che celebra sé stesso. da PirandelloWeb: https://www.pirandelloweb.com/il-berr...