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Il pomodoro Marinda non è solo una varietà. È una sfida. È il frutto di un territorio unico – Pachino e Portopalo – dove il mare si sente nel vento e nella terra. Nell’ultima puntata de La Natura dal Campo alla Tavola, andata in onda su 7GOLD, abbiamo raccontato cosa significa coltivare e lavorare questo pomodoro costoluto, difficile da produrre ma capace di emozionare a ogni morso. Ad aprire la puntata è stato Duccio Caccioni, direttore del Mercato all’ingrosso di Bologna, in collegamento video, che ha confermato come “il pomodoro è uno di quegli articoli destagionalizzati. Il consumatore lo cerca tutti i giorni e i mercati all’ingrosso garantiscono gli approvvigionamenti. In Italia abbiamo la fortuna di avere zone, da nord a sud, che permettono di avere produzione durante tutto il corso dell’anno. La Sicilia è certamente una delle principali aree di produzione, sia dal punto di vista quantitativo, sia da quello qualitativo”. Il professor Ferdinando Branca è entrato nel dettaglio del pomodoro tradizionale di Pachino, il costoluto. “Viene raccolto verde, prima del viraggio al colore rosso. Nei terreni salmastri di Pachino e Portopalo ha trovato un habitat unico e irripetibile. Qui, grazie alla vicinanza del mare e alla composizione del terreno, sviluppa sapori intensi e inconfondibili. Gli agricoltori, veri custodi di questo sapere, riescono a produrre in condizioni estreme, trasformando una sfida agronomica in un’eccellenza alimentare. Da una trentina d’anni il Marmande, questo il suo nome tecnico, si è diffuso anche per la sua uniformità. È antecedente a tutte le diverse tipologie di datterino e ciliegino che si trovano facilmente sui mercati”. L’agricoltore Salvatore Lalicata ha sottolineato che “la consistenza del pomodoro è molto importante, in quanto viene esportato non solo nel nord d’Italia, ma anche all’estero come in Germania e Francia. Il suo vero punto di forza è il gusto: un equilibrio unico tra dolcezza e acidità, frutto delle condizioni climatiche e del suolo, con il mare che influenza ogni pianta, a poche decine o centinaia di metri di distanza. Il meteo quest’anno è stato abbastanza clemente e la raccolta conferma una buona produzione”. “Nel nostro areale questa tipologia di pomodoro ha trovato l’ambiente ideale – ha detto l’agronomo Salvatore Figura. Ogni frutto pesa dai 100 ai 150 grammi e presenta striature marcate. La polpa è soda e poco acquosa, ideale sia per l’uso fresco che per la trasformazione. Un aspetto cruciale della coltivazione è la scelta del portinnesto, che deve essere effettuata con grande attenzione, in modo da bilanciare la resistenza ai patogeni con la conservazione delle qualità organolettiche tipiche del Marinda. I trapianti si effettuano fra ottobre e i primi di novembre e la raccolta inizia a gennaio inoltrato”. È un pomodoro a duplice attitudine: si raccoglie verde per essere consumato in insalata, oppure maturo per la preparazione di conserve. Le nostre telecamere si sono poi spostate nello stabilimento della Cooperativa Aurora, punto di riferimento per chi vuole coniugare tradizione e innovazione. Il presidente Giuseppe Buggea ha spiegato: “Per garantire la massima qualità ci avvaliamo di una selezionatrice ottica. Ogni pomodoro viene trattato con la massima delicatezza e viene separato per calibro e colore. Le operatrici poi provvedono al confezionamento a seconda della maturazione e del calibro”. Un lavoro che richiede cura artigianale e tecnologie di precisione, a testimonianza dell’impegno della cooperativa nel custodire un prodotto simbolo della nostra identità agricola. Altri due agricoltori hanno portato la propria testimonianza. “Quest’anno è un’annata molto positiva, grazie all’andamento meteo – ha detto Corrado Magliocco – Questo pomodoro costoluto dovrebbe essere valorizzato di più, perché per produrlo si devono superare tante difficoltà e affrontare spese significative”. Sebastiano Divelli coltiva un ettaro di costoluto in serra. “È caratteristico della nostra zona. La raccolta è continuativa, ogni due giorni: serve molta manodopera e deve essere specializzata, perché riconoscere il punto giusto di maturazione non è facile”. La puntata si è conclusa con la consueta rubrica Pillole di Cucina. Lo chef del Ristorante Scala di Portopalo, Vincenzo Ferraro, ha proposto un menu raffinato dove il pomodoro Marinda diventa protagonista assoluto: un carpaccio di Marinda e alici marinate, esaltato da olio evo, aceto, vino bianco, origano e sale; a seguire una pennetta, con Marinda a cubetti, cipollotto fresco, tonnetto palamita a crudo e scaglie di mandorla. E per chiudere un secondo delicatissimo: filetti di triglia borsellino a crudo, accompagnati da carpaccio di Marinda e pinoli tostati.