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Don Francesco Miśka, SDB (1898–1942) – salesiano della Slesia che, nel buio dell’occupazione, divenne un “comandante per forza”, ma un padre per scelta. Come prigioniero a Dachau morì portando un peso oltre le forze umane – in senso letterale e spirituale. La sua storia è una sceneggiatura già pronta per un dramma sulla responsabilità: la diplomazia dell’amore, la protezione dei confratelli a prezzo della propria vita e un eroismo silenzioso all’ombra della svastica. Cinque fatti straordinari su don Francesco Miśka ✨ 1. Un comandante che era un Padre. I tedeschi lo nominarono “comandante” del campo di internamento di Ląd, volendo farne uno strumento di terrore. Egli invece usò quella funzione per diventare un angelo custode di oltre cento sacerdoti imprigionati, placando l’ira dei gestapisti con la diplomazia e con piccoli doni. 🛡️ 2. Rimase, anche se poteva fuggire. Aveva la possibilità di scappare (come altri confratelli) o di partire in cambio della collaborazione, ma rifiutò. Scelse consapevolmente di restare nel monastero, perché si sentiva responsabile della vita dei prigionieri affidati a lui, sapendo che la sua fuga avrebbe provocato rappresaglie contro di loro. 📖 3. Un seminario clandestino nel cuore del campo. Nonostante i severi divieti, grazie al suo coraggio e alla sua organizzazione, nel campo di transito di Ląd si tenevano regolarmente lezioni di seminario e i sacerdoti potevano celebrare ogni giorno la Santa Messa, trovando così forza spirituale. 💧 4. Una breccia nelle file del nemico. Compì un atto di straordinario coraggio pastorale battezzando il figlio di un soldato della Wehrmacht. Questo evento, considerato una “breccia nelle file del nemico”, gli salvò una volta la vita, ma attirò anche su di lui torture brutali a Inowrocław. 🍲 5. Martire di un “privilegio”. A Dachau morì vittima di un cinico “privilegio” riservato ai sacerdoti. Costretto a trasportare calderoni da cinquanta litri di zuppa bollente, nonostante un braccio rotto e lo sfinimento, lavorò fino alla fine. Cadde sotto il peso del recipiente, offrendo la vita al servizio degli altri. Questa non è una semplice biografia. È la testimonianza di un pastore che non fuggì quando arrivarono i lupi. È la storia di come, anche in un sistema disumano, si possa salvare la propria umanità e quella degli altri. PREGHIERA Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Preghiera introduttiva San Giovanni Bosco, padre e guida dei giovani, conducici sulla via dell’amore, del coraggio e della speranza. Insegnaci a guardare la vita con fiducia, anche quando il cammino si fa difficile. Giorno 6 San Giovanni Bosco insegnava che l’educatore deve stare con i giovani fino alla fine. Don Francesco Miśka portò questo ideale nel contesto del campo: divenne padre per i sacerdoti imprigionati, assumendosi il peso del loro destino. Oggi chiediamo la grazia della responsabilità verso coloro che Dio pone sul nostro cammino – affinché, come don Miśka, sappiamo rimanere accanto al prossimo anche nell’ora della prova più dura. Padre nostro… Ave Maria… Gloria al Padre… San Giovanni Bosco – prega per noi. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.