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Mercoledì 13 ottobre alle 18.00, nel salone di Palazzo Buonadrata di Rimini si è tenuto il primo dei tre appuntamenti dedicati alla mostra "L'ORO DI GIOVANNI. Il Restauro della Croce di Mercatello e il Trecento Riminese", con l’intervento di uno dei due curatori della mostra, il Prof. Daniele Benati. “L’attività di Giotto – anticipa Daniele Benati - costituì infatti un vero ‘turning-point’, cioè un punto di non ritorno per la cultura figurativa occidentale, nel momento in cui sostituiva all’allegorismo della pittura medievale una nuova concretezza basata sull’osservazione del reale e alla bidimensionalità delle raffigurazioni dipinte una tridimensionalità raggiunta per via illusionistica sulla base dell’imitazione dell’arte classica. Per Giovanni, come per altri pittori attivi fra XIII e XIV secolo, si trattò dunque di aggiornare il proprio linguaggio in senso giottesco, anche se la passione per l’astratta raffinatezza della pittura bizantina continua ad avvertirsi nelle sue opere e soprattutto nelle croci che, sulla base di quella firmata di Mercatello sul Metauro, gli sono state attribuite dalla critica moderna. Attivo anche come frescante – sono suoi gli affreschi nella cappella della Vergine in Sant’Agostino a Rimini –, Giovanni fu cioè in grado di mediare tra le diverse istanze rappresentate dalla tradizione bizantina e dalla novità giottesca e di conseguire una sintesi che lo fa eccellere tra i pittori della scuola riminese, di cui fu indubbiamente il capostipite”.