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Purtroppo s'inizia l'anno senza il suo commento e già ci manca tantissimo🥺 Un ex pilota Ferrari che ha raggiunto la fama in una maniera alternativa rispetto ai suoi colleghi, divulgando valori ai suoi telespettatori. Non era un giornalista e questo gli arrecava molte invidie, eppure ha riformato dalle fondamenta questa professione. Lo ricordo per tante belle domeniche passate assieme con mio padre, nelle quali, con la sua trasmissione "Grand Prix", introduceva i bolidi e le star del campionato MotoGP prima della loro partenza, cossiché i vari Valentino Rossi, Max Biaggi, Loris Capirossi, Sete Gibernau etc. etc. diventavano dei commensali alla nostra tavola. Ma spulciando negli archivi ho anche scoperto delle chicche legate alla sua forte personalità: innanzitutto è anche grazie a lui forse che si è iniziato a parlare di pubblicità occulta, quando nelle sue telecronache di F1 esternava i nomi completi delle varie monoposto chiamandole per Costruttore e motore (Williams-Renault o la Benetton-Ford, per fare un esempio) come era da prassi, ma al momento di passare a Senna, "ecco la Marlboro McLaren in testa alla gara", o "l'aletta vicina alla scritta Marlboro del casco di Alesi". Pochi anni dopo quell'esordio del '91 col botto e così molto promozionale di Fininvest in F1 non si sarebbero più audite frasi del genere. La prima volta di Andrea de Adamich (quella, non tanto memorabile) come pilota nel Circus avvenne in concomitanza con l'ultima vittoria di Jim Clark a Kyalami '68 (e sarà questa la sua ultima gara iridata, prima del tragico crash ad Hockenheim in F2). L'esordio, come quel Bearman a Jeddah '24, arrivò nientepopodimeno che con la Rossa!Nelle Qualifiche stracciò un settimo crono ed a soli due secondi dallo "scozzese volante"! Ma il distacco più sorprendente fu quello che rifilò ai due ben più esperti mates, Chris Amon (0,2) ed addirittura Jackie Ickx (1s. e 3 decimi). A metà corsa dovette poi ritirarsi, finito contro il guard rail dopo essere passato su una macchia d'olio non scorta per via di un concorrente davanti al milanese da doppiare. Per lui quella con Ferrari sarà una toccata e fuga in Re minore di Johann Sebastian Bach, in quanto, per non autotarparsi le ali, preferirà rifiutare il ruolo di third driver ma soprattutto riserva del Cavallino Rampante. Da lì la sua scelta di diventare Alfista nel cuore, di cui sarà ambasciatore (anche attraverso la sua scuola guida, gestita con la bellissima seconda moglie di origine rumena) fino alla morte dello scorso mercoledì. Casa di Arese che inoltre lo imporrà a Bruce McLaren per quel progetto, poi abissatosi, della McLaren-Alfa Romeo (modelli M7D, fino al Grand Prix de Monaco, e M14D dal GP dei Paesi Bassi), che disputò da part-time la stagione 1970, poiché l'innovativo T33 V8 dopo un anno dall'esordio richiedeva ancora tempo... Quando ebbe il gravissimo incidente in quel di Silverstone 1973 (causato da una carambola al termine del primo giro innescata dalla McLaren di Jody Scheckter) che gli stroncò la carriera, a portarlo in salvo presso l'ospedale più vicino di Northampton a curare gli arti inferiori feriti fu il suo boss alla Brabham, Mr. E, al secolo "Bernie" Bernard Charles Ecclestone e futuro "Supremo" della F1, che mise a disposizione il suo mezzo di volo personale. La delicatissima operazione d'estrazione dalle lamiere ormai accartocciate dell'auto aveva richiesto 50 minuti, con Andrea però sempre cosciente. "Pensate un pochino!"