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La storia incredibile e sconvolgente della più grande scoperta archeologica criminale della storia siciliana: il ritrovamento del leggendario "Archivio del Re", il caveau segreto dove Totò Riina aveva nascosto per settant'anni i documenti più esplosivi e compromettenti che avrebbero potuto far crollare non solo Cosa Nostra, ma l'intera classe dirigente italiana. 18 ottobre 2023, via dei Cappuccini 47, Palermo. Un semplice guasto idraulico si trasforma nella scoperta del secolo quando l'operaio Salvatore Messina, scavando a tre metri di profondità per riparare una tubatura, sente un suono metallico inaspettato provenire dal sottosuolo. Quello che emerge dal cemento e dal silenzio di settant'anni cambierà per sempre la comprensione della storia italiana: l'archivio segreto che il boss dei boss aveva creato per conservare tutti i segreti che potevano distruggere mezzo secolo di potere politico. La leggenda delle "carte del Re" nasce il 15 gennaio 1993, quando Salvatore "Totò" Riina viene arrestato in via Bernini a Palermo. Le sue ultime parole prima di essere portato via dai carabinieri del ROS diventano un mistero che affascina investigatori di tutto il mondo: "Potete anche ammazzarmi, ma le carte del Re sono al sicuro. E un giorno qualcuno le troverà." Per trent'anni, queste parole rimangono un enigma. Cosa sono le "carte del Re"? Dove sono nascoste? Cosa contengono? Le prime indizi arrivano da Tommaso Buscetta durante il maxiprocesso del 1986, quando il pentito più famoso di Cosa Nostra rivela a Falcone e Borsellino che Riina è un "archivista maniacale" che "ha documenti che potrebbero far cadere il governo". La svolta decisiva arriva nel 2019 quando Leoluca Bagarella, cognato di Riina e ultimo boss storico ancora in vita, decide di collaborare con la giustizia dal carcere dell'Aquila. Le sue rivelazioni al procuratore Nicola Gratteri sono devastanti: nel 1978, Riina aveva fatto costruire una cassaforte speciale sotto un palazzo del Settecento in via dei Cappuccini, eliminando tutti i muratori che avevano partecipato ai lavori per proteggere il segreto. Secondo Bagarella, l'archivio contiene "registrazioni di conversazioni con ministri, fotografie compromettenti di magistrati, documenti firmati da cardinali, contratti segreti con imprenditori del Nord, perfino lettere di alcuni presidenti della Repubblica." Una collezione di prove che dimostra come "l'Italia comandava insieme a Cosa Nostra". La ricerca durata quattro anni, dal 2019 al 2023, coinvolge georadar, sonar sotterranei e perquisizioni sistematiche di tutti i palazzi storici della strada più antica di Palermo. Gli investigatori trovano tesori archeologici medievali, terme romane, monete d'oro cinquecentesche, ma dell'archivio di Riina nessuna traccia fino al fatale guasto idraulico dell'ottobre 2023. La scoperta supera ogni immaginazione: una stanza di venti metri quadrati perfettamente conservata, rivestita di acciaio inossidabile, con climatizzazione autonoma funzionante da trent'anni. Al centro, una scrivania di mogano con documenti ancora aperti, come se Riina fosse uscito solo per un momento. Lungo le pareti, migliaia di faldoni catalogati con precisione maniacale, ognuno con codici, date e nomi in codice delle persone compromesse. Il contenuto dell'archivio è devastante: un sistema di videocamere nascoste aveva registrato migliaia di ore di conversazioni private tra politici, magistrati e imprenditori in tutta Italia. Il documento più esplosivo è "La Lista della Spesa": 500 pagine con i nomi di 347 personaggi pubblici che avevano ricevuto denaro o favori da Cosa Nostra tra il 1970 e il 1992, completa di foto, documenti firmati, registrazioni audio e filmati compromettenti. I "pizzini originali" delle stragi degli anni Ottanta e Novanta rivelano come ogni attentato fosse pianificato non solo per eliminare nemici, ma per condizionare decisioni politiche nazionali. Un pizzino del marzo 1992 contiene l'ordine di uccidere Falcone e Borsellino con la motivazione: "stanno per scoprire i nostri rapporti con Roma." Le registrazioni complete della trattativa Stato-mafia degli anni Novanta dimostrano come il governo avesse cercato di negoziare la fine delle stragi offrendo condizioni carcerarie più morbide. In una registrazione del settembre 1993, un alto funzionario ministeriale dice chiaramente: "Se fermate le bombe, noi fermiamo le retate." I documenti rivelano anche una rete internazionale che coinvolge famiglie mafiose americane, servizi segreti e organizzazioni terroristiche, dimostrando come Cosa Nostra fosse diventata una pedina in giochi geopolitici mondiali. Un fascicolo intero documenta la collaborazione tra la mafia e la P2 di Licio Gelli per condizionare la politica italiana durante gli anni di piombo. Il documento più misterioso è una busta sigillata "Per il Papa" che contiene prove di collegamenti diretti tra cardinali del Vaticano e vertici di Cosa Nostra