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Racconto dell’apertura di “Spillover Gully”, goulotte di misto sull’avancorpo del Gran Vernel, realizzata il 22 febbraio 2020 insieme all’amica Roberta Reversi. Il documentario è stato realizzato da Luca Pury nell’autunno 2023. L’intervista inserita nel video è stata anch’essa un'idea di Luca, del tutto estemporanea, girata nello stesso inverno 2020. L’avventura (piccola in senso lato, grande per la cordata formata da me e da Roberta) testimonia l’affetto e l’affiatamento che lega quattro amici, Francesco Celandroni, Luca, Roberta ed io, tanto “scombinati”, quanto uniti nella condivisione di una giornata, per me, indimenticabile. Per gli amanti della lettura, aggiungo qualche aneddoto a quanto si può ascoltare nel filmato. Come raccontato nel video, il 16 febbraio 2020 io e Roberta ci dirigiamo in Dolomiti con l’intenzione di salire “Vernel Gully”. Imprevisti e contrattempi di ogni tipo portano a un forte ritardo e a un conseguente cambiamento di programma: decidiamo di scalare due tiri di una goulotte che ho osservato sin dal parcheggio, incuriosita e attratta dalla sua linea sinuosa e incassata. Il primo lungo tiro si dimostra con passaggi di misto di un certo impegno e con scarsa possibilità di proteggere la progressione (“Variante M5+”). La seconda lunghezza è, invece, molto facile. Lungo la salita, non incontro né tracce di passaggio né soste attrezzate. Dalla sosta di questo tiro, l’ultimo di quella giornata, segue una rampa ascendente che si mostra, via via, sempre meno coperta di neve/ghiaccio, sino a presentare tratti di roccia compatta; in seguito, la goulotte piega, ed è perciò nascosta alla vista; dall’osservazione laterale della linea (durante l’avvicinamento), sapevo che saliva ripida, in scalata prettamente di misto. Rientro in Toscana con il pensiero concentrato su quella estetica linea di salita. Racconto brevemente a Francesco, il mio storico compagno di avventure e di riflessioni, l’esperienza vissuta con Roberta, e convinco l’amico a recarci insieme in Trentino per salire “Vernel Gully” (con Roberta e Luca, che ci avrebbe raggiunto dalla Valtellina), spronata dal desiderio di mostrargli quell’ameno e inconsueto angolo ghiacciato delle Dolomiti. Costante nei miei pensieri, è il desiderio di continuare la salita della nuova goulotte; l’idea è di tornarci in seguito, naturalmente insieme alla mia amica. Aprire vie di misto è sempre stata, per me, un’irrefrenabile passione. L’attrazione è l’inatteso, unita a quella sorta di curiosità, quasi scientifica, di andare a esplorare le proprie debolezze fisiche e mentali, così come le proprie virtù; analisi sempre utile nel ricordarci il cruciale valore dell’umiltà, da una parte, e della consapevolezza delle proprie attitudini, dall’altra. Il mio terreno, sino a quel momento, era stato quello delle Alpi Apuane, ma la “magrezza” degli ultimi inverni mi aveva condotto, in quel 2020, sulle Alpi, dove mi ero impegnata sulla celeberrima “Beyond Good and Evil” (Monte Bianco) e su salite di misto in Dolomiti. È soltanto durante il viaggio alla volta del Trentino, che mostro a Francesco, per la prima volta, la fotografia della goulotte che ho iniziato a salire con Roberta. Il mio amico sgrana gli occhi e, subito, mi sprona con ferma decisione a terminare il prima possibile la salita della nuova linea. “Ma tu e Luca cosa farete? Potremmo formare due cordate sulla nuova via!” “Non ci penso nemmeno per sogno! E non credo proprio che Luca si dispererà… Io e lui faremo le riprese dal basso! Chiamalo subito!” Luca si mostra entusiasta dell’idea di Francesco e carica in macchina il proprio drone. I due amici seguiranno la nostra salita per tutto il giorno dalla base della parete (purtroppo il drone cadrà subito in panne e non potrà effettuare riprese della salita); di più, sarà proprio uno dei leggendari guizzi d’ingegno di Francesco che, nel mentre mi trovo impegnata sul primo tiro, mi suggerirà di scalare la paretina leggermente strapiombante sulla sinistra della linea salita sei giorni prima (il che provocherà il manifesto disappunto di Roberta, non certa di riuscire a seguirmi). Sono ben in alto, sull’ultima lunghezza, quando gli amici mi scrivono che aspetteranno il nostro rientro al caldo in macchina. Una volta scesa in doppia alla base della goulotte, stanca e un po’ malconcia, la luce della mia frontale illumina una scritta sulla neve: “Spillover”. Come il titolo del libro capolavoro di D. Quammen: “Spillover. L’evoluzione delle pandemie”, che avevo da poco regalato a Francesco; all'epoca, del tutto ignara che di lì a poco saremo andati incontro a restrizioni e a chiusure, ovvero a un cambiamento storico nelle nostre vite. Quella è stata, di fatto, l’ultima “uscita” invernale della stagione. Al freddo viscerale che provavo per la concentrazione e per lo sforzo fisico sostenuti, la “firma” di Francesco, sulla neve, ha fatto subentrare il calore di un’affinità di sentimenti e di pensieri che è senza tempo. Altre info nel primo commento