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II. 2. ALLA FONTANA DI PITURRO Pietro sapeva che la mattina le donne andavano a lavare alla fontana di Piturro e, alle prime luci dell’alba, aspettò Teresa con un amico, Carmine Licciardone, vicino alla fontana. Convinsero, senza dare spiegazioni, una donna più mattiniera delle altre, Rosa Principe, a tornarsene a casa o a venire più tardi. Pietro si avvicinò alla fonte; trovò Teresa chinata, intenta a lavare i primi panni con la gonna sollevata, ignara di chi avesse dietro. Pietro le alzò la gonna e le accarezzò il sedere turgido. Teresa gridò, si voltò di scatto pronta a fulminare chiunque avesse osato, ma gli occhi di Pietro le si pararono davanti, a due centimetri dai suoi, con la stessa intensità che avevano quando lo vide il giorno prima in piazza. Pietro e Teresa si abbracciarono, non capirono nulla, si unirono con contorsioni rapide e veloci consumarono un rapporto intenso e appassionato tra i panni intrisi dell’acqua delle abbondanti fontane che bagnavano i vestiti di tutti e due. Dopo poco Pietro si ricompose, le fece una carezza e scappò via con l'amico verso Macchia da un’altra strada. Lei rimase turbata, era tutta bagnata e con i panni ancora da lavare. Raccolse alla rinfusa ogni indumento, lenzuolo, tovaglia e li rimise nella cesta, poi raccattò uno straccio, ne fece un cerchio che poggiò sul capo, con un gesto veloce si portò la cesta dei panni raccolti sulla testa e rifece la strada del ritorno, incrociando gli sguardi di altre donne. Sembrò che nulla fosse successo, ma il giorno dopo mentre tutte le donne di Macchia erano intente a lavare, quella che Pietro aveva invitato a tornarsene a casa il giorno prima, Rosa Principe, con tono indagatore disse a Teresa: “Terè! Ma tutti questi panni?… Ieri non hai fatto “a vucata”, il bucato?” “Rosicè, fatti i fatti tuoi!” disse perentoria per chiudere la discussione. Nessuna disse altro, per il momento. In assenza di Teresa, tutte quelle rimaste a lavare si avvicinarono a Rosa e le chiesero il motivo di quella domanda e il tono di quella risposta. “Niente, niente!”, rispose. Poi si lasciò scappare una frase: “Eh! Gioventù!” e tutte incalzarono: “Che cosa? Che vuoi dire!? Non fare la difficile, dicci perché Teresa aveva i panni del giorno prima…” “Ma che ne so, sono fatti suoi!” Rimase muta e nulla rivelò dei suoi sospetti. Quando tutte andarono via si avvicinò Caterina Bercome, la moglie di Carmine Licciardone. Erano entrambe con le ceste sulla testa, si avvicinò fino a toccare la cesta di Rosa, poi le disse sottovoce: “Ieri Carminuzzu era con Pietro…” poi a voce più bassa “Stamattina Pietro è partito per Napoli.” Seguì un reciproco sguardo di intesa, come quello di due musicisti che tengono il tempo. Nove mesi dopo, Teresa sta per partorire. Salvatore De Cicco, il marito, si fa due conti sull’ultima volta che ha avuto una relazione sessuale con Teresa e si insospettisce. La donna difende il suo onore. Le ire della famiglia De Cicco passano anche alla bambina che nasce e questo Teresa non lo sopporta. Forse, se fosse stato un maschio non avrebbero sospettato. Il primogenito, Michele, veniva premiato e riempito di attenzioni anche da parte dello zio Luigi che era sempre lì, in casa, anche se abitava in una propria casa, con la moglie, a due passi da quella di Francesco. La presenza di bambini che aveva desiderato, lo facevano rimanere spesso in casa del fratello Franciscu. Il lavoro di Salvatore al concio di liquirizia di Policoro durava sei mesi. I Gullo erano gentiluomini che pagavano puntualmente, erano di parola e rispettavano i patti, regolarmente scritti nei contratti conservati gelosamente nei loro studi. Teresa vorrebbe comunicare a Pietro di quella nascita, ma il senso di vergogna prevale: è sicura che otterrà da Pietro solo imbarazzo e disappunto. Nella primavera del 1856 Teresa era ansiosa di rivedere Pietro che avrebbe dovuto finire il servizio militare in quelle settimane. (Segue…) #peppinocurcio #ciccilla #briganti #storia