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Traccia gps: / strava Riprese del 25/08/25 con GoPro H11 e 9, S24U. La locale apt mi aveva comunicato che la strada forestale tra Zoppè e il rif. Venezia al Pelmo era stata completata ma persisteva il divieto di transito quindi per il secondo anno di seguito era impossibile raggiungere il rifugio posto in una magnifica posizione proprio ai piedi dei ghiaioni dell'imponente "Caregon del Padreterno" per un'esperienza indimenticabile. C'ero già stato due anni fa e la voglia di tornarci era fortissima. Quindi vista la bella giornata ho pensato di recarmi a Zoppè, con le sue straordinarie viste sul Pelmo, a chiarire la situazione. Alcuni locali mi hanno confermato che effettivamente la strada interrotta a causa della grossa frana di 2 anni fa, è stata ripristinata, infatti i mezzi motorizzati autorizzati la possono percorrere quindi a maggior ragione escursionisti e ciclisti. Non avendo previsto di raggiungere detto rifugio non mi ero preoccupato per l'autonomia (extender o ricarica batteria) e mi sono accontentato di andare "solo" al rif. Talamini dove ho trovato una simpatica e appassionata gestrice che mi ha raccontato molti episodi di maleducazione dei turisti aumentati a dismisura quest'anno. Faccio solo un esempio, una coppia di recensori hanno giudicato il rifugio con lo stesso metro di giudizio di un tre stelle Michelin. Ricordo che il rifugio in affitto dal Comune, non è fornito né di acqua potabile pubblica, né di energia elettrica pubblica, pertanto i gestori devono procurarsi tutto da se con le evidenti difficoltà e maggiori costi, in sintesi è nato come un semplice e genuino rifugio a supporto dei tanti camminatori che passano da lì e non certo come ristorante gourmet dove si servono ostriche, caviale e champagne da raggiungere con l'elicottero! Un interessante scambio di informazioni che sottolinea l'assoluta impreparazione e supponenza di tanti turisti ignari di quelli che sono i valori e le difficoltà della montagna vera non quella da cartolina. E' bello arrivare al Talamini, con belle viste sull'Antelao, perché si percorre una strada con continui saliscendi dolci e sinuosi in un fitto bosco che si apre un vasti prati punteggiati di eleganti larici e baite tradizionali in legno, alcune perfettamente restaurate. Unica nota negativa, la strada è asfaltata e aperta ai mezzi motorizzati che si possono incrociate dietro ogni curva, peccato. La facilità a raggiungerlo forse spiega la maleducazione e la cafonaggine di molti fruitori. Il punto focale del percorso però è il superamento della forcella Tamai tra Costa e Zoppè. Più breve ma più ripida da Costa con pendenze continue quasi sempre sopra il 20% con una punta del 27%, da Zoppè invece è un po' più lunga e con qualche breve falsopiano pur mantenendo una pendenza sempre accentuata. In andata e ritorno ho incontrato solo una coppia di escursionisti, tanto per confermare l'aspetto selvaggio e quasi incontaminato di questo solitario passo, dal quale oltretutto si possono fare interessanti varianti riservate però solo ai camminatori. Raggiunto Coi sulla via del ritorno non potevo rinunciare alla discesa sulla Strada Vegia per Mareson, la ciliegina sulla torta, in attesa di affrontare, domani, il ben più impegnativo e gratificante percorso per il rifugio Venezia al Pelmo.