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I "Camminatori Lenti e Contenti" mercoledì scorso, invece di una trasferta in alta montagna, hanno deciso di percorrere i crinali delle colline che separano la Val Trompia dalla Franciacorta. Luoghi più o meno conosciuti da tutti noi, accogliendo la proposta di Fiorenzo, del Gruppo Escursionistico di Ome. Che poi ci ha guidato su sentieri fioriti dalla precoce primavera, cogliendo il momento giusto per farlo, avendo la compagnia di primule, di anemoni e dalla gialla presenza d'innumerevoli cornioli, che nei boschi spogli, parevano l'anticipazione delle mimose, caratterizzanti l'imminente fesa dell'otto marzo. Fiore ha pure scritto il resoconto al termine dell'escursione. Facilitando così a me l'elaborazione di questo filmato, con i giusti nomi delle minuscole località attraversate. E qui quasi ogni collina o monte intorno a Brescia o all'industriale Val Trompia è stato toccato da fatti resistenziali, dalla guerra di liberazione di ottant'anni fa. La cui tragicità, ricordata da targhe o piccoli cippi, mi obbliga a raccontarne la storia nel filmato perché sia conosciuta o non vada dimenticata. Proprio dove nel filmato sosteremo per il pranzo al sacco al Quarone iniziò il 27 ottobre 1944 il calvario di due giovani, nemmeno ventenni, Giuseppe Zatti di Iseo e Mario Bernardelli di Chiari, facenti parte della 122a Brigata Garibaldi. Con altri ribelli componevano un piccolo distaccamento attestato lì a ridosso della città, cercando di far pesare questa presenza partigiana, contrastando per quanto possibile l'organizzazione nazifascista operante a Brescia. Allora pareva ancora imminente l'arrivo dell'esercito anglo americano col superamento della appenninica Linea Gotica che però avvenne solo nell'aprile del 1945. Quindi, quel giorno, nel corso di un rastrellamento loro due vengono catturati e sottoposti a duri interrogatori presso la caserma delle Brigate Nere, comandate da Ferruccio Sorlini. Il giorno dopo il Sorlini e la sua banda portarono i due ragazzi, che erano in condizioni penose a San Giovanni di Polaveno, facendoli camminare in discesa verso la Sella dell'Oca. Il Sorlini sperava di poter catturare anche gli altri partigiani che gli erano sfuggiti il giorno precedente. Ma questi si erano già allontanati, quindi egli ordinò di fucilare i due ragazzi contro il muro di villa Hilde. I loro corpi furono abandonati. Provvide il parroco di Civine a dargli sepoltura. Ogni anno a fine ottobre dalla città, dalla Val Trompia e dalla Franciacorta si viene alla Sella dell'Oca per ricordare il loro sacrificio. Noi non abbiamo raggiunto le targhe che ricordano i due giovani, essendo la villa un luogo privato. Siamo rimasti sulla strada. Però nel filmato ci sono foto mie fatte nel 2008 che testimoniano tale partecipato avvenimento. Un saluto da Eligio Corsini.