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Svolta Presidenziale dell’Italia, cruciale per l’unità politica, la stabilità, l’economia, l’azzeramento dello SPREAD, il welfare sociale e il prestigio nella UE e nel mondo. L'attuale scenario geopolitico ed economico ha subito una metamorfosi radicale. La competitività dei mercati emergenti non concede più il lusso della lentezza. Oggi la sopravvivenza di una Nazione si gioca sulla capacità dello Stato di reagire in tempo reale, svincolato da zavorre burocratiche e supportato da una catena di comando rapida e verticale. Senza questa evoluzione, un'Italia gravata dal debito pubblico enorme rischia un'inesorabile marginalizzazione, scivolando ai confini di un'Unione Europea sempre più orientata a un pragmatico decisionismo. In questo contesto, la stabilità garantita dal Presidenzialismo diventa un obiettivo strategico trasversale. Sia il Centro-destra che il Partito Democratico vedono in questa riforma lo strumento per consolidare le rispettive leadership, blindando i vertici dalle insidie del dissenso interno. Tuttavia, questa spinta all'efficienza si scontra con una radicata diffidenza verso l'istituzione di un potere monocratico, un retaggio storico che spesso induce a prediligere modelli di democrazia collegiale e partecipativa che, seppur nobili nelle intenzioni, sfociano in una cronica paralisi legislativa. Il Centro-destra, storicamente incline alla coesione attorno a figure carismatiche, trarrebbe dal Presidenzialismo una forza elettorale inedita. Il sistema ridurrebbe drasticamente il potere di ricatto dei partiti minori, garantendo all'Esecutivo una stabilità pari all'intera legislatura e trasformando il leader nell'arbitro assoluto della linea politica. Il Partito Democratico, in quanto forza a vocazione maggioritaria, beneficerebbe di una netta polarizzazione. Il modello presidenziale trasformerebbe la competizione in un duello "dentro o fuori", costringendo la galassia della sinistra radicale e i movimenti centristi a confluire sotto l'egida PD per evitare l'irrilevanza politica. Ancora più critico è l'impatto per le sinistre radicali (come AVS) e le piccole sigle. Per queste formazioni, il Presidenzialismo rappresenta una sfida esistenziale. Se in un regime parlamentare frammentato il loro peso contrattuale è sproporzionato rispetto al consenso elettorale, in un sistema presidenziale la loro capacità di influenzare l'agenda tramite veti incrociati verrebbe annullata dalla preminenza dell'Esecutivo. Mentre le economie globali accelerano, l’Italia appare frenata da un assetto costituzionale percepito come un mosaico anacronistico. Il sistema di garanzie post-bellico, nato per scongiurare derive autoritarie, si traduce oggi in una sostanziale incapacità di governo. Trionfare alle urne non equivale più a detenere il potere di trasformare il Paese, sicchè la vittoria resta un guscio vuoto priva della forza necessaria per attuare le indispensabili riforme strutturali. In questo quadro, anche il cosiddetto "Premierato" appare come una soluzione interlocutoria e rischiosa, capace di lasciare il Capo del Governo ostaggio delle minoranze. Tra la farraginosità dei tempi della giustizia e la cronica instabilità (68 governi in meno di un secolo), il bene comune viene troppo spesso sacrificato sull'altare di piccoli interessi di parte. Per gli investitori internazionali, la volatilità italiana non è folklore, ma un segnale d'allarme. Chi finanzia il nostro debito, esige stabilità e certezza del loro diritto alla restituzione con gli interessi maturati. Si tenga inoltre presente che quando la capacità decisionale vacilla, il costo del debito dello Stato sale. L'incapacità di reagire prontamente alle crisi trasforma una debolezza istituzionale in una minaccia sistemica che può sfociare nel Rischio Default. Contrariamente al modello attuale, nei sistemi presidenziali la linearità del comando permette di agire senza negoziare ogni singolo passaggio con il Parlamento. Solo un'autorità dotata di reale autonomia può garantire la stabilità necessaria ad attirare capitali esteri e mettere in sicurezza il futuro economico della nazione.