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Julius Kugy non era solo un alpinista, era un vero poeta. Dalla sua penna emergono versi che narrano la montagna come spazio di contemplazione, maestra di vita, rifugio dell’anima. Le sue parole invitano a salire, sì, ma con umiltà: non per conquistare vette, bensì per imparare, sentire e trasformarsi. Ed è la penna di Marco Maiero, un altro poeta della montagna che lo ricorda in questo canto. Quella di Julius Non è gloria di un Sisifo triste: a differenza della fatica senza fine di Sisifo, il re di Corinto protagonista dell’omonimo mito greco, costretto a spingere un enorme masso sulla vetta di un monte e, ogni volta raggiunta la cima, condannato a vederlo rotolare indietro in un supplizio senza fine, il viaggio di Kugy non è un destino crudele. È invece un "respiro curioso di bene," una ricerca gioiosa e appassionata, guidata dall’amore per la montagna. Julius non è schiavo del suo cammino, ma lo vive come un bambino che esplora senza paura. La ripetizione del suo scalare le montagne, anziché rappresentare la disperazione e l’inutilità di Sisifo, serve a valorizzare lo slancio vitale, il piacere della ricerca personale, l’incanto della scoperta – senza catene, senza ombre, senza senso di colpa o sconfitta. Questo canto è un omaggio alla vita e alla visione di Julius Kugy. La sua avventura umana — rappresentata da Julius che cerca un fiore leggendario — non è una condanna, ma un atto d’amore verso il mondo. La sua ricerca del fiore e il suo cammino tra i simboli naturali e mitologici delle Alpi Giulie, come il leggendario stambecco bianco bianco dalle corna d'oro, Zlatorog, dal cui sangue nascono rose rosse, riflettono un’esplorazione non solo fisica, ma soprattutto spirituale. Camminare, esplorare, cercare qualcosa di prezioso (anche se forse inesistente) può essere un gesto di gioia, apertura e innocenza. Non un sacrificio vano, ma un gioco meraviglioso. Poco prima di un filo di giorno, sulle orme lasciate dal cielo, Julius torna a cercare il suo fiore e cammina sopra il sonno di Trenta. Non è gloria di un Sisifo triste, è un respiro curioso di bene, è un bambino che gioca, non ha ombre e catene e cammina sopra il sonno di Trenta. E cammina dove il bosco è più nero, oltre i sette smeraldi, echi verdi di tuono. E cammina nei giardini del vento, dove Zlatorog piange un dolore di rose. (Registrazione di Fabio Zibana - San Polo d'Enza - RE - 2025) Seguiteci ai seguenti link: https://www.icantoridisantamargherita... / icantoridisantamargherita