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DENTE SCHEGGIATO DI PESCECANE La tana in cui si era intrufolato era stata abbandonata da una lupa. All’interno giacevano due carcasse di cuccioli, entrambe ormai irrimediabilmente morte. Puzzavano come due hamburger lasciati a mollo per due settima-ne in un intingolo di acidi. Quella notte dormì poco e male. Non per il tanfo insopportabile, né per il vento gelido che sferzava tra gli alberi. La vera causa della sua insonnia era sepolta sotto la neve, nel bosco. Strozzare Collo di Struzzo era qualcosa che non avrebbe mai dovuto fare. Se ne sarebbe guardato bene, se non fosse stato sopraffatto da un raptus omicida. Ma ormai era troppo tardi: la frittata era fatta. Non c’era più ritorno. Fuori dalla tana era ancora buio. Mancava almeno un’ora all’alba, quando lo scroscio di un fulmine gli accecò la vista. Un attimo dopo, mentre il tuono rimbombava sopra la valle, le sue orecchie captarono un frenetico scalpiccio sulla neve. Forse uno scoiattolo, o un coniglio inseguito da una volpe, ma qualcosa gli suggeriva che fosse un animale più grosso. Sbirciò fuori nella notte. Gli parve di vedere forme scure staccarsi dalla massa più nera degli alberi. Un brivido gli corse lungo la schiena. Si paralizzò. Qualunque cosa stesse accadendo là fuori, di certo non prometteva nulla di buono. Cercò di rassicurarsi, dicendo a se stesso che forse era solo un’illusione ottica. Ma lo sghignazzo bavoso che udì poco dopo lo fece raggelare di nuovo. “Porca puzzola!” mormorò nella sua lingua arcana. Rimase immobile per un tempo che gli parve un’eternità, finché, finalmente, spuntò il sole. Strisciò fuori dalla tana su gomiti e ginocchia, avvolto nella fosca luce del mattino. Guizzò in piedi e notò delle tracce sulla neve: impronte confuse, disposte a formare strani cerchi. Non erano né umane né animali. Era più probabile che ad aver attirato la sua attenzione fossero i segni lasciati da qualche spirito maligno. E proprio mentre il cervello, ancora annebbiato dal sonno, stava per fargli dimenticare il borsello, quello sottratto a Collo di Struzzo, tornò indietro strisciando nella tana fino a ritrovarlo. Rovesciò il contenuto sul palmo della mano e scoprì un dente scheggiato di pescecane. Chissà… Forse non era solo un tesoro prezioso, ma anche un feticcio capace di scacciare gli spiriti maligni.