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A L’Aquila Confartigianato ha celebrato oggi, 19 marzo, la quinta edizione della Giornata della Cultura Artigiana con l'evento "Artigianato anima del Made in Italy". Il capoluogo abruzzese, Capitale italiana della Cultura 2026, si è così trasformato anche nella capitale del ‘saper fare artigiano’ con una riflessione corale che ha intrecciato dati economici, visioni politiche e profonde suggestioni culturali. I lavori, moderati da Federico Quaranta, conduttore radio-televisivo Rai, sono stati aperti dal Sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, che ha richiamato il valore della dignità del fare, sottolineando come la data del 19 marzo non sia solo una ricorrenza religiosa, ma il simbolo di una competenza manuale che definisce l'identità italiana. A fargli eco, il Presidente di Confartigianato L'Aquila, Angelo Taffo, ha portato l'attenzione sulla straordinaria vitalità del territorio abruzzese, ricordando che la resilienza aquilana non è un concetto astratto da convegno, ma la forza dimostrata dagli artigiani che, all'indomani del sisma, chiedevano solo una carriola o un camper per poter ripartire e non abbandonare la propria comunità. Il Presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, ha descritto l'Abruzzo come una sintesi unica tra valori ambientali e forza imprenditoriale, essendo la prima regione industrializzata del Mezzogiorno. Marsilio ha evidenziato come l'artigianato rappresenti la filiera vitale che permette all0industria di esistere e ha annunciato l'imminente riforma della legge regionale sull'artigianato per rispondere meglio alle transizioni digitale ed energetica. Un punto di particolare orgoglio è stato il dato sull'imprenditoria femminile, che vede l'Abruzzo ai vertici nazionali, un patrimonio di determinazione che la Regione intende sostenere con strumenti concreti come il progetto "Bottega Scuola". Il Presidente di Confartigianato Marco Granelli ha focalizzato il suo intervento sul concetto di "unicità" e "cura maniacale del dettaglio" che solo l'artigiano italiano sa esprimere. Granelli ha chiesto con forza che le norme siano tarate sulla dimensione reale del tessuto economico italiano, composto per il 94% da aziende con meno di dieci dipendenti, auspicando una nuova legge quadro dell’artigianato che metta al centro il modello d'impresa basato sul valore della persona e della qualità. “Parlare di artigianato italiano – ha detto Granelli - significa parlare della spina dorsale del Paese. Lo dicono i numeri: 1.233.000 imprese e oltre 2,5 milioni di addetti, 59 miliardi di esportazioni. L'artigianato oggi esprime bellezza, unicità, creatività, i nostri prodotti sono apprezzati in tutto il mondo. Quello che noi vogliamo e chiediamo più di tutto è una nuova legge quadro che riconosca l’artigianato moderno, espressione di qualità, unicità e creatività. Ma chiediamo anche semplificazione ed un'attenzione costante della politica verso le nostre realtà imprenditoriali”. Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha allargato l'orizzonte alla competizione globale, definendo l'artigianato l'anima stessa del Made in Italy. Urso ha spiegato che il marchio "Made in Italy" è ormai percepito nel mondo non solo come origine, ma come sinonimo di eccellenza qualitativa, al pari di grandi brand globali. Il Ministro ha ricordato l'impegno del Governo per riformare la legge quadro dell’artigianato che risale al 1985, sottolineando come l'Italia sia tornata a essere il quarto esportatore mondiale grazie a un sistema produttivo resiliente che sa coniugare la tradizione di Leonardo da Vinci con l'innovazione tecnologica.