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A Mestre stanno comparendo sempre più cancelli. Non per moda architettonica, ma per paura. Il grande condominio tra via Einaudi e via Manin ha ottenuto dal Comune l’autorizzazione a chiudere di sera e di notte gli accessi al sottoportico. Due varchi, due cancelli: uno verso la bretella del Candiani, l’altro verso via Manin. Una scelta motivata dalla necessità di proteggere residenti e attività commerciali dal degrado. E non è un caso isolato. Al Dopolavoro ferroviario di piazzale Bainsizza – che ospita il Cinema Dante e diverse associazioni – si chiede una recinzione per mettere in sicurezza un’area diventata ritrovo abituale di spacciatori e consumatori. In via Sernaglia è stato recintato il Teatro Momo. L’Hotel Bologna ha installato paratie anti-clochard. L’Anda Venice Hostel ha scelto invece la via della vigilanza privata notturna. Modelli diversi. Una stessa domanda: come si protegge la città? LA CITTÀ CHE SI CHIUDE Quando un condominio sente il bisogno di blindarsi, non siamo davanti solo a un problema di ordine pubblico. Siamo davanti a una frattura urbana. I cancelli non sono solo metallo: sono il segno che lo spazio pubblico non è più percepito come sicuro. Che la soglia tra “dentro” e “fuori” si sta irrigidendo. Non si può liquidare tutto come allarmismo elettorale. Ma non si può nemmeno raccontare Mestre come una città allo sbando. La verità sta nel mezzo: ci sono aree critiche, fenomeni concentrati, situazioni di degrado reale che colpiscono chi vive e lavora lì ogni giorno. Donne che chiedono turni diversi per non uscire sole al buio. Commercianti esasperati. Residenti stanchi. Ignorarlo sarebbe irresponsabile. SICUREZZA E COESIONE: NON SONO ALTERNATIVE L’amministrazione rivendica l’impegno della Polizia Locale e del Pronto Intervento Sociale. È giusto riconoscerlo. Ma se i cancelli si moltiplicano significa che qualcosa, nella percezione collettiva, non basta. La sicurezza non può essere solo intervento. Deve essere prevenzione, presidio costante, riqualificazione urbana vera. Perché una città che si recinta è una città che arretra. Non possiamo accettare che la risposta strutturale al disagio sia la chiusura degli spazi. La Mestre che vogliamo non è una somma di fortini, ma una comunità che presidia, illumina, riqualifica, integra. OLTRE LO SCONTRO POLITICO In piena campagna elettorale è facile trasformare tutto in arma polemica. Ma il tema merita più serietà e meno slogan. Dire che “va tutto bene” non aiuta. Dire che “è tutto fuori controllo” nemmeno. Serve una strategia chiara: più presenza costante delle forze dell’ordine nei punti sensibili coordinamento vero con i servizi sociali recupero degli immobili abbandonati politiche serie contro lo spaccio investimenti su illuminazione, decoro, animazione urbana La sicurezza non è di destra o di sinistra. È un diritto. LA DOMANDA VERA La questione non è se autorizzare o meno un cancello. La domanda è: vogliamo una città che si protegge chiudendosi o una città che torna a vivere i suoi spazi? Se i cancelli sono una misura temporanea e mirata, possono essere comprensibili. Se diventano la normalità, allora abbiamo perso qualcosa di più profondo. Mestre non deve blindarsi. Deve ritrovare fiducia. E la fiducia nasce quando lo Stato – e il Comune – sono percepiti come più forti del degrado. Paolo Bonafé