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Esce il quarto episodio de “La Cucci a caccia in Appennino” ed è una spy story con tutti gli ingredienti di un piccolo film che cerca di svelare un mistero, attraverso un’inchiesta giornalistica. L’episodio è infatti dedicato all’elegante parente della trota fario, il salmerino (imparentato con quello delle Alpi), che, sul nostro Appennino, vive e si riproduce nelle acque dei laghetti del Corno alle Scale, rappresentando l’ingrediente specialissimo di tanti piatti saporiti della zona montana e gourmet in città. Infatti il salmerino è molto amato da alcuni chef visionari a Bologna. Il salmerino del Corno alle Scale è stato uno dei primi sette prodotti dell’Emilia Romagna ad entrare a far parte, nel 2000, dei Presidi Slow Food. Purtroppo nel 2019 il presidio del pesce-simbolo della purezza delle acque del parco del Corno alle Scale chiude l'unico allevamento curato da Roberto Ori, che guida un gruppo di volontari nella cura della specie e da allora non si è più saputo nulla del pesce, tanto che gli appassionati chef estimatori quali Massimiliano Poggi dell’omonimo ristorante e attualmente al Battirame 11 e Alberto Bettini del ristorante Amerigo di Savigno, sono dovuti sconfinare in altre regioni per procurarselo. Nel frattempo Roberto Ori ci ha lasciati lo scorso luglio e questo film è dedicato anche a lui e al suo impegno che continua fortunatamente ad essere onorato. Infatti alla Cucci – reduce da altre avventure con l zuccherino montanaro, la crescentina e il pane del Fondovalle Savena, visibili sempre sul canale YouTube- è venuto in mente di raccontare lo splendido salmerino, compiendo un’indagine meticolosa che la porterà anche a chiedere aiuto alla statua di Enzo Biagi, nel suo paesino natale, Pianaccio, epicentro del salmerino. Esiste ancora il salmerino del Corno alle Scale? Si pesca? Si mangia? Lo scopriremo in poco più di 20 minuti di narrazione serrata dove è in atto un inseguimento da parte di chi vorrebbe trovare la fonte del prezioso pesce, togliendo di mezzo La Cucci e il suo cameraman Cash, che non la perde di vista e la insegue fin sulla montagna simbolo del nostro Appennino. Lei, comunque, non teme gli inseguitori e bighellona tranquilla tra borghi pittoreschi (Tresana, Castelluccio, Monteacuto delle Alpi), negozietti e tavole imbandite, senza mai dimenticare i cambi d’abito del suo guardaroba vintage curato da Era Ora Market, la messa in piega sempre perfetta grazie a Orea Malià Bologna e lo sfoggio di cappelli (sono quelli di Doria 1905) memorabili. Anche se è dovuta fuggire di fretta dalla città nella notte in cui l’Italia ha vinto gli Europei, per raggiungere Lizzano in Belvedere, non le manca nulla. Naturalmente anche questa avventura è un’idea per un weekend perfetto da vivere in Appennino, un’esperienza tra natura, bellezze paesaggistiche, buon cibo e accoglienza, narrata in prima persona dalla gente del luogo, dalla giornalista insieme al suo cameraman e da musiche che sono un omaggio alle più famose sigle delle serie “thrilling” degli anni d’oro..