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@ La passeggiata dal Santuario della Madonna del Buso e il canyon sottostante è senz’altro una delle più brevi, ma suggestive escursioni da fare sull’Altopiano dei Sette Comuni. Una volta arrivati alla chiesa della Campanella a Gallio, svoltate in via Ronchi di dietro. Proseguite per circa 2 km e poi girate a destra in Contrada Gianesini seguendo le indicazioni per il Santuario della Madonna del Buso. La Chiesetta in realtà è dedicata alla “Madonna del Caravaggio” e fu costruita nel 1830 per volontà del frate Giovanni Battista Casera: infatti mentre camminava incorse in un violento temporale primaverile e trovò rifugio in questo luogo suggestivo. Pensò quindi di costruirvi un tempio con annesso eremitaggio, un campanile, un ponte di pietra per unire i due versanti della valle e un ampio piazzale per accogliere i devoti della Madonna. Distrutto nel 1917 fu subito ricostruito. A pochi passi dalla Madonna del Buso, si nasconde un canyon naturale di una bellezza straordinaria. Nel corso dei millenni, le acque del torrente Frenzela hanno scavato queste rocce dando vita ad un incredibile spettacolo della natura, chiamato anche il canyon del Buso Vecio. Potrete camminare dapprima sul letto asciutto del torrente ed ammirare sopra di voi, a più di 70 metri di altezza, il ponte che collega le frazioni di Ronchi e Stoccareddo di Gallio. L’angusto canyon del “Buso Vecio” si trova proprio sotto il Santuario: infatti è conosciuto anche come “Madonna del Buso”. Le rocce sono state scavate nel corso dei millenni dalle acque del torrente Frenzela che d’estate è normalmente asciutto. I sassi del selciato sono levigati e le pareti del canyon umide e ricoperte di licheni. Il Canyon è profondo una trentina di metri e lungo qualche centinaio di metri: in alcuni punti è largo meno di due metri. La visita è molto interessante e suggestiva, non vi sono particolari difficoltà, il fondo dell’orrido è pianeggiante e ghiaioso, normalmente senza acqua in superficie, Il punto finale, oltre il quale non si può procedere, è costituito da una grande briglia artificiale che preclude lo sbocco all'aperto, verso la Valle della Covola o Valle dei Mulini, che risale fino in centro Gallio. Naturalmente bisogna prendere la precauzione di non avventurarsi tra questi orridi anfratti nei periodi piovosi e, ovviamente, nell'imminenza dei temporali. Esaminando bene questo luogo si può notare che è chiamato impropriamente “Canyon”, ma in realtà è una “Forra”. Le forre sono dei canali rocciosi che fanno confluire l'acqua dei torrenti a valle, presentano tortuosità, sono caratterizzate da altezza, larghezza e lunghezza variabili, con tratti di pendenza di qualunque genere. Solitamente i torrenti che scorrono al loro interno hanno origine dai bacini idrici che raccolgono l'acqua piovana. Un’altra importante caratteristica è quella di avere dimensioni ridotte che nulla hanno a che vedere con le grandi gole o canyon che spesso tagliano altopiani o attraversano gruppi e catene montuose: per esplorare alcuni canyon sono necessarie molte ore e a volte anche qualche giornata. Questo luogo fu interessato dai tragici avvenimenti della Grande Guerra. La Val Frenzela fu utilizzata dagli abitanti dell’Altopiano di Asiago per evacuare dalla zona di guerra. Successivamente le truppe imperiali austriache tentarono di calarsi alla volta di Valstagna con lo scopo di raggiungere Bassano del Grappa e poi dirigersi nella pianura. costituendo un gravissimo pericolo per il fronte tra il monte Grappa e l'Altopiano: Per questo motivo attorno a questa via furono combattute le terribili battaglie dei "Tre Monti" e del Monte Fior”. Ed eccoci arrivati alla briglia artificiale che ci segnala il termine del percorso, dopo esserci fermati un istante sotto il ponte che ci indica che ci troviamo sotto il Santuario. Diamo ora un breve cenno della struttura geologica di questo luogo: la Val Frenzela è formata da una struttura geologica dominata da rocce sedimentarie marine, depositate tra 223 e 35 milioni di anni fa, con una base in Dolomia e strati superiori di calcari (grigi, biancone, rosso ammonitico, scaglia rossa), che testimoniano una lunga storia marina, e l'intera area è incisa da questa valle, come un'importante fenditura a est dell'altopiano.