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Ci aspettava un lungo tragitto lunedì, ma finalmente avremmo visto l'Ararat, che per tutta la settimana si è nascosto dietro la foschia. Prima il monastero di Khor Virap, al confine con la Turchia, sito sulla cima di una collina. Qui si trova uno dei più importanti monasteri armeni. Secondo la leggenda, nel 288 il re Tiridate III imprigionò Gregorio l'Illuminatore in una grotta sulla piccola collina e lo tenne lì per 13 anni per dissuaderlo dalla fede cristiana. Poiché la tortura non riuscì a piegare Gregorio e quest'ultimo guarì il re da una sfigurante malattia della pelle considerata incurabile, Tiridate III, la sua famiglia e la sua corte furono battezzati nel 301 e decretarono che gli armeni - primo popolo della storia - adottassero il cristianesimo come religione di stato. Da lassù la vista sulla sacra montagna è proprio impagabile e impareggiabile. Dopo pranzo ci siamo diretti al monastero successivo, distante un centinaio di km da Yerevan. La spettacolarità di Noravank sta nel fatto che si trova in una stretta gola del fiume Amaghu. La gola è nota per la sua altezza e per le pareti a picco di colore rosso mattone poste di fronte al monastero, dedicato alla Madre di Dio. Serberò sempre nel cuore l'incontro di preghiera che lì vi abbiamo fatto. Mi sono presentata al sacerdote, padre Aram, e poi è arrivato don Luca. Pur non parlando molto inglese, padre Aram ha proposto di recitare una preghiera. Ha iniziato lui in armeno, a cui è seguita la benedizione, con la croce di legno intagliata, a ciascuno di noi. Poi noi in italiano, e lui ha dato a don Luca la croce per la benedizione finale. Un bel momento di fratellanza nella fede. Con in cuore le emozioni della giornata siamo rientrati in capitale. Ci aspettava la lunga serata di gala con saluti a Nara, la nostra guida, che con competenza e conoscenza storica e artistica ci ha fatto scoprire un piccolo stato che si sta rialzando con umiltà dopo il faticoso distacco dalla Russia del 1991. Come suol dire don Luca, buon cammino Armenia! Fine