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Giobbe maledice il suo giorno. Canzone riferita al Libro di Giobbe; dramma biblico "La moglie di Giobbe". 📜 Serie completa: • La moglie di Giobbe Bibbia Interconfessionale, capitolo 3 del Libro di Giobbe Capitolo 3 Finalmente Giobbe cominciò a parlare e maledisse il giorno in cui nacque. Prese a dire: «Maledetto il giorno in cui son nato e la notte in cui fui concepito! Quel giorno sia solamente tenebre, Dio più non se ne curi dall’alto, né luce su di esso più risplenda! Tenebre e oscurità lo inghiottano, nubi lo coprano, gli offuschino il sole gli orrori del giorno. Tenebra lo colga, non sia contato fra i giorni dell’anno, non entri nel numero dei mesi. Quella notte resti vuota, non oda in sé grido di gioia. La maledicano gli esperti di incantesimi, quelli che sanno evocare il mostro marino. Siano delusi i suoi astri del mattino, aspetti la luce, ma essa non venga; non sorga aurora da quella notte. Sia maledetta, perché non impedì la mia nascita, non mi nascose l’affanno, il dolore del grembo materno. Perché non sono morto nel grembo di mia madre? Uscendo dal ventre non sono spirato? Perché mi hanno accolto sulle ginocchia? Perché ho avuto latte da quelle mammelle? Così ora giacerei tranquillo, dormirei sereno, godrei il riposo con i re e i principi della terra, che costruirono per sé piramidi deserte, con i notabili che possedevano oro, che riempirono le loro case d’argento. O come un aborto nascosto non sarei, come bambini che non videro la luce. Là gli empi cessano di agitarsi, là riposano gli stremati; prigionieri insieme vivono tranquilli, non odono rimproveri da aguzzini. Piccoli e grandi vi sono uguali e il servo è libero dal suo padrone. Che importa al misero avere la luce? Perché dovrebbe vivere oppresso da affanni? Aspettano la morte senza trovarla, la cercano più dei tesori nascosti; esultano giubilanti se la scoprono, si rallegrano quando la raggiungono. Perché dar luce a chi ha la vita amara e vita a chi ha l’anima afflitta, a chi aspettano la morte che non viene, che cercano come chi scava tesori, che vorrebbero trovare Dio e non possono? Troppo grande felicità per chi è affranto, troppo gaudio per chi è angosciato! Perché dar vita a un uomo la cui via è oscura e che Dio assedia da tutte le parti? Invece di mangiare mi lamento, i miei gemiti erompono come acqua, perché mi piombano addosso i mali che temo, mi capita proprio quel che mi spaventa. Non ho pace, non ho tranquillità, non ho requie: viene il tormento».