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La grotta dei Dossi, situata sui pendii del Monte Calvario, è stata la prima ad essere scoperta in provincia di Cuneo e, un secolo dopo, fu anche la prima in Italia ad essere illuminata elettricamente, con trenta lampade Edison ed un generatore a petrolio. Come ci racconta l'abate Pietro Nallino in un memoriale datato 16 marzo 1797, la scoperta della grotta appare del tutto casuale. Il 13 dello stesso anno un cacciatore che seguiva le impronte di una volpe sulla neve, poco distante dalle sorgenti del torrente Branzola, la vide scomparire in un anfratto, e certo di averla ferita, fece entrare un ragazzo nell'imboccatura per trascinarla fuori. Dopo aver strisciato carponi per 'un trabucco e mezzo', la scoperta... Usciti entrambi dalla grotta corsero in paese a dare la notizia. Ad un secolo di distanza, precisamente il 15 agosto 1893, un secondo più importante primato per la grotta villanovese: dopo anni di lavoro ecco l'apertura ufficiale della prima grotta in Italia ad esser illuminata elettricamente. Di origine carsica, con uno sviluppo di 910 metri per 21 di dislivello, i Dossi si articolano in corridoi e sale dalle mille sfumature: dal marrone al rosso, passando per varie tonalità di giallo, contemplando il verde ed il blu sino al nero. Un miracolo della natura materializzato grazie alla presenza di innumerevoli minerali (zinco, ferro, nichel, rame, piombo e manganese) che, uniti all'argilla, rendono la grotta dei Dossi la più colorata d'Italia. Fin dalla fastosa inaugurazione, che richiamò giornalisti di tutte le nazionalità tra cui quelli del Figaro di Parigi, lo spettacolo di forme e colori conquistò i visitatori: per restare a bocca aperta di fronte alle meraviglie sotterranee accorrevano signori e dame da ogni dove. Nel tempo sono state aperte altre sale, resi agevoli i passaggi e, di recente, gli ambienti sono stati rivisitati con moderni tagli di luce che esaltano la policromia e rivelano la varietà delle concrezioni.