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Sinossi – “Credito d’Amore” di Antonio Bruno “Credito d’Amore” è una ballata notturna in cui Antonio Bruno dà voce a un uomo che scopre, con lucidità e dolcezza, di non essere più in debito con il proprio passato. Un parcheggio che sembrava bloccato e invece è libero. Un conto dimenticato che si rivela minimo. Un vecchio amore rivisto senza rancore. Un ufficio del tempo passato dove i conti finalmente tornano. Attraverso immagini semplici e simboliche, la canzone racconta il passaggio dalla percezione del debito emotivo alla consapevolezza del proprio valore. Il protagonista comprende di aver già pagato abbastanza: ora è la vita ad avere un credito nei suoi confronti. L’atmosfera è quella di una notte urbana illuminata dai fari e dai ricordi, sostenuta da un’orchestra morbida, sax vellutato e sonorità anni ’80 che avvolgono una voce baritonale calda e profonda. “Credito d’Amore” è una dichiarazione di maturità sentimentale: non una rivincita, ma un equilibrio. Non un rimpianto, ma una partenza. Credito d’Amore [Intro] Sai… a volte pensi di essere in debito. Poi scopri che la vita deve a te. ________________________________________ [Strofa 1] Nel grande piazzale dei miei pensieri credevo di non uscire più, c’era un’ombra davanti ai miei fari ma l’ombra non c’era, eri tu… era paura vestita da muro che mi teneva fermo lì, ma quando ho acceso davvero lo sguardo la strada era libera sì. ________________________________________ [Pre-Ritornello] E c’era un conto lasciato in sospeso in un albergo sul mare, pensavo fosse infinito invece era poco da dare. ________________________________________ [Ritornello] Ho pagato quindici euro al destino, il resto è rimasto con me, non sono più in debito amore mio, la vita ora deve a me. Ho un credito fatto di sogni che il tempo non porta via, cammino leggero stanotte è nuova la strada mia. ________________________________________ [Strofa 2] In un ufficio del tempo passato ho visto chi ero e chi no, uno sguardo che un tempo bruciava oggi mi sorride un po’. Mi dicono: “C’è una multa da pagare”, rispondo: “Va bene, lo so”, ma nel registro dei giorni vissuti qualcosa per me resterà. ________________________________________ [Bridge] Piego il ferro del mio dolore, lo porto dove voglio io, non chiedo più autorizzazione per essere quello che sono, Dio. ________________________________________ [Ritornello] Ho pagato quindici euro al destino, il resto è rimasto con me, non sono più in debito amore mio, la vita ora deve a me. Il parcheggio è solo un ricordo, i fari disegnano blu, se la notte mi chiama piano io parto… e non torno più.