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Il Prefetto di Potenza Michele Campanaro ha presieduto le celebrazioni per il 165° Anniversario della proclamazione dell’Unità d’Italia. La cerimonia ufficiale della “Giornata dell’Unità Nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera” è stata suggellata con la deposizione di una corona d’alloro dinanzi alla lapide commemorativa sul Palazzo del Consiglio Comunale di Potenza. All'evento hanno preso parte le massime autorità civili, militari e religiose della regione, stringendosi in un ideale abbraccio attorno alle radici profonde dello Stato italiano. Un gesto simbolico per onorare i caduti e il percorso storico che, dal Risorgimento alla Costituzione, ha forgiato l’identità del Paese. Presenti gli studenti del Liceo Classico “Quinto Orazio Flacco” e dell’Istituto Comprensivo “Leopardi-Don Milani”, a testimonianza di un passaggio di testimone necessario tra le generazioni. A dare profondità storica all’evento è stata l’allocuzione del Professor Donato Verrastro, dell’Università degli Studi della Basilicata, che ha ripercorso le tappe del sogno unitario. “Quella che celebriamo è una ricorrenza carica di inquietudini — ha dichiarato il Prefetto Campanaro — ma non dobbiamo arrenderci alla sfiducia. Lo scenario attuale può essere affrontato efficacemente solo con la coesione sociale e nazionale, quella che noi italiani abbiamo sempre saputo ritrovare nei momenti più bui.” Campanaro ha poi tracciato un parallelismo tra il coraggio dei giovani del Risorgimento — citando l’eroismo di Goffredo Mameli, morto a soli 22 anni per difendere la Repubblica Romana — e il bisogno odierno di recuperare l’orgoglio nazionale. “Il nostro Inno, il Canto degli Italiani, è nato dalla passione di un giovane studente. Oggi dobbiamo guardare a quegli ideali di libertà e indipendenza per sentirci, con rinnovata forza, una grande Nazione e un moderno Stato europeo.” Un passaggio è stato dedicato al ruolo centrale della città di Potenza, Medaglia d'Oro per il Risorgimento. È stato ricordato con orgoglio l’episodio del 18 agosto 1860, quando il capoluogo lucano fu la prima città del Mezzogiorno a insorgere contro il governo borbonico, anticipando l’unificazione definitiva del 17 marzo 1861.