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(elisa moro) - “Siate preti secondo il Cuore di Cristo”: questo l’augurio che Mons. Edoardo Cerrato ha rivolto ai due novelli sacerdoti, Don Matteo Maria Bessone e Padre Alessandro Codeluppi C.O., ordinati sabato mattina in una Cattedrale di Ivrea gremita di tanti fedeli, insieme a molti parenti e amici dei novelli Sacerdoti, qui convenuti. Significativa la presenza di Mons. Lorenzo Piretto, originario della Diocesi – nativo di Mazzè - appartenente all’Ordine dei Frati Predicatori di San Domenico e attualmente arcivescovo emerito di Smirne. A concelebrare la solenne Eucarestia, oltre a Mons. Cerrato e Mons. Piretto, il Vicario Generale, Don Gian Mario Cuffia e molta parte del Presbiterio diocesano. Due storie di vita differenti ed esemplari, quelle di Matteo Maria e Alessandro. Il primo proveniente, appunto, dalla “Fraternità di Nazareth” di Bairo Canavese, che lo ha visto maturare nella scelta vocazionale; il secondo, facente parte della neo eretta Congregazione di San Filippo Neri di Ivrea. In particolare, erano presenti il Padre Procuratore della famiglia oratoriana, Padre Michele Nicolis, e il Padre Delegato presso la Santa Sede, Padre Marco Guillen, oltre che numerosi Padri e novizi provenienti da varie Case italiane. Due giovani uomini, che nel corso degli anni di formazione hanno maturato esperienze umane e lavorative importanti, e che oggi hanno ricevuto, citando le parole di Mons. Vescovo, “il più grande dono che l’uomo possa ricevere” e per cui “non basta l’eternità per comprenderlo”. Ben due veglie di preghiera, venerdì 12 aprile a Rivarolo, nella chiesa parrocchiale di San Giacomo, e venerdì 19 aprile nella Chiesa di San Maurizio a Ivrea, hanno accompagnato i due ordinandi a questo momento così importante; in entrambe le circostanze hanno reso profonde ed apprezzate testimonianze, idonee a tratteggiare caratteristiche della loro chiamata al sacerdozio, offrendo altresì ispirate riflessioni sul senso della vita. A condividere questo momento così importante per i due ordinandi sono stati anche gli amici, coloro che hanno camminato insieme, condividendo esperienze e momenti di vita. Non si può non citare, per Padre Alessandro, la presenza numerosa e significativa di rappresentanti del Sovrano Militare Ordine di Malta. Mentre ad accompagnare Don Matteo erano i confratelli della Fraternità di Nazareth. Riflettendo sulla liturgia di Ordinazione Sacerdotale, Mons. Edoardo si è soffermato, in particolare, sull’eloquente gesto dell’imposizione delle mani, di assoluto legame tra il sacerdote e Dio, proponendo quanto Benedetto XVI aveva esposto nell’Omelia della Messa Crismale del 2006: “Riflettiamo perciò nuovamente sui segni nei quali il Sacramento ci è stato donato. Al centro c'è il gesto antichissimo dell'imposizione delle mani, col quale Egli ha preso possesso di me dicendomi: "Tu mi appartieni". Ma con ciò ha anche detto: "Tu stai sotto la protezione delle mie mani. Tu stai sotto la protezione del mio cuore. Tu sei custodito nel cavo delle mie mani e proprio così ti trovi nella vastità del mio amore. Rimani nello spazio delle mie mani e dammi le tue". Nella Liturgia, in particolare, che prosegue l’opera salvifica di Cristo, si incontra realmente “Colui che si offre ed è offerto”, e solo crescendo in questa intima amicizia con la preghiera, l’Eucaristia, l’adorazione, la devozione a Maria, ci si identifica totalmente ad immagine del vero Sommo Sacerdote (Eb. 7, 26), di Cristo, il Messia, unto con olio di esultanza, come cantano i Salmi. Padre Alessandro, alle 18 della stessa giornata di sabato 20, ha celebrato la sua Prima Santa Messa solenne, nella Chiesa di San Maurizio, mentre Don Matteo Maria ha presieduto per la prima volta domenica 21, alle 16, nella Chiesa parrocchiale di Baldissero Canavese. Guardando alla stupenda pagina evangelica del Buon Pastore, proposta proprio per questa domenica, giornata mondiale delle vocazioni - voluta da San Paolo VI – l’accento è posto proprio su Cristo, buon/bel (kalòs) Pastore. “Io le conosco ed esse mi seguono” il vero Pastore non ha un rapporto di massa, Egli tocca ciascuno in un rapporto personalissimo e profondo, fino ad affermare, con l'Apostolo Paolo: “ha amato me e ha dato se stesso per me” (Gal. 2,20); ovvero “ti ho chiamato per nome: tu sei mio!” (Is. 43,1). E' una relazione unica, una conoscenza del cuore, propria di chi ama e di chi è amato, quella che il Pastore inaugura con ciascuna delle sue pecore, “non vergognandosi di pascere gli uomini, e nemmeno di averli creati” (Basilio di Seleucia, Disc. 26, 2). L’omelia del Vescovo (At 9, 31-42; Sal.115; Gv 6, 60-69.) è offerta integralmente nel video che, in oltre 30 minuti, riprende molti momenti della Liturgia ...(articolo completo su www.risvegliopopolare.it) -