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L'intervento di Fabrizio Bosin, Docente di cristologia al Marianum di Roma, si è concentrato sull'ecumenismo come tratto distintivo della coscienza cristiana europea, sottolineando come tale movimento abbia rimesso in moto un percorso fondamentale che parte dall'evangelizzazione. Bosin ha ricordato che il movimento ecumenico nasce da una connotazione missionaria, a partire dall'Assemblea internazionale di Edimburgo (1910), dove la preoccupazione principale era la mancanza di entusiasmo e motivazione di fondo nell'evangelizzazione in un'epoca caratterizzata da un approccio liberale alla vita cristiana. Successivamente, si è chiarito che la missione riguarda primariamente Dio (la missione di Dio precede l'azione evangelizzatrice delle chiese) e la coscienza dell'annuncio del Vangelo. Per i cattolici, questa coscienza si è pienamente manifestata con il Concilio Vaticano II, grazie a una visione ecclesiologica rinnovata e a una coscienza di popolo chiamato ad annunciare insieme il Vangelo. Il cuore dell'intervento verteva sull'individuazione degli elementi fondamentali dell'ermeneutica ecumenica delle chiese, identificando due anime che devono coesistere: l'approccio pratico di "Vita e azione" (rivolto alla società, alle sue contraddizioni, sofferenze e ingiustizie) e quello più dottrinale e teologico di "Fede e costituzione". Bosin ha fatto memoria delle figure centrali che hanno plasmato il movimento ecumenico nel XX secolo, citando il cattolico Padre Congar come pietra miliare, il protestante Bart per il suo decisivo contributo teologico (anche al Consiglio Ecumenico delle Chiese di Amsterdam) e l'ortodosso Zziulas Clemon. L'oratore ha concluso sollevando la questione su "quale cristianesimo per quale chiesa". Pur riconoscendo il ruolo della mediazione delle chiese, ha notato che a volte manca un'idea chiara di quale ecumenismo si voglia offrire all'Europa conflittuale. A suo avviso, l'ecumenismo oggi "soffre" per un conflitto di idee riguardo al cristianesimo che le chiese promuovono.