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Ha debuttato al Teatro Bellini di Catania il recital LA CANTATA DEI PASTORI "E scinniu la notti. Nuvene di Sicilia". La Nuvena di Natale si trasforma in un racconto musicale e teatrale. Un progetto di Mario Incudine e i Lautari con Angelo Vasta. Nelle interviste: Mario Incudine e Puccio Castrogiovanni Musica popolare al Teatro Massimo Bellini di Catania con Mario Incudine, I Lautari e Antonio Vasta Al Teatro Massimo Bellini di Catania è andato in scena il recital "La Cantata dei Pastori. E scinnìu la notti. Nuvene di Sicilia". Mario Incudine, I Lautari e Antonio Vasta hanno dato voce e suono alla tradizione popolare natalizia siciliana con un progetto artistico a lungo accarezzato, che rappresenta un momento significativo della loro carriera, come dichiarato dagli stessi protagonisti nell'intervista rilasciata ai microfoni di Sikelian. Una sintesi del video del concerto, restituisce i momenti salienti dello spettacolo, caratterizzato da una reinterpretazione intensa e contemporanea della tradizione siciliana, capace di intrecciare elementi di sacro, folclore e memoria comunitaria. In riferimento alla memoria storica - e, in particolare, alla Catania che fu - lo spettacolo ha contribuito a riportare in vita l'antica Novena de Nannareddi: gruppi di musicisti di strada che, nei "nove giorni della meraviglia" che precedono il Natale, suonavano, cantavano, declamavano con versi estemporanei - in modo talvolta grossolano, storpiato e involontariamente comico - il cammino di Maria e Giuseppe verso Betlemme. Mario Incudine ha fatto ricorso alla tecnica del "cunto epico" tipica dell'Opera dei Pupi. Sfruttando la forza e l'intensità comunicativa del dialetto, ha valorizzato la tradizione siciliana e, al tempo stesso, ha raccontato con il linguaggio del popolo le difficoltà e gli incontri vissuti dai sacri personaggi, compresa la persecuzione di Erode e la Strage degli Innocenti, uno degli episodi più drammatici della storia dell'umanità. Ispirandosi al Vangelo di Matteo, ma non aderendo completamente al testo sacro, Incudine ha composto un brano originale, particolarmente applaudito anche per il richiamo all'attualità dei conflitti in corso. La prima parte dello spettacolo ha offerto sonorità che appartengono ad altre parti del globo: l'area celtica in primo luogo, ma anche l'est europeo e lo stile musicale ebraico klezmer. Nella seconda parte, quella più interessante, lo spettacolo ha attinto alla immensa tradizione musicale napoletana. Come non commuoversi all'ascolto di "Tu scendi dalle stelle" e "Quanno nascette Ninno" di Alfonso Maria dei Liguori ? I brani, suonati tra il pubblico in platea con campanacci e cornamuse, hanno emozionato gli spettatori, così come i pezzi che hanno riproposto la pizzica moderna, piena di energia meridionale. Anche il "canto a tenore", tipico dei pastori, in primo luogo sardi, ha fatto qua e là capolino. Ma ciò che ha esaltato è stata la tarantella del Gargano che ha chiuso lo spettacolo. Bravi tutti i musicisti che meritano di essere nominati uno ad uno. Il cast includeva Mario Incudine (voce e corde), Antonio Vasta (fisarmonica, organetto, zampogna a "paru") e, per i Lautari, Puccio Castrogiovanni (voce, mandolino, fisarmonica, marranzano e tamburello, Gionni Allegra (voce e contrabbasso), Salvo Ferruggio (voce e percussioni), Salvatore Assenza (voce e fiati). Arrangiamenti de I Lautari e Antonio Vasta. Regia di Mario Incudine. In sintesi lo spettacolo "La Cantata dei Pastori. E scinnìu la notti. Nuvene di Sicilia" ha fatto emergere il valore culturale, non soltanto religioso, delle nuvene di Sicilia. Una proposta artistica che, con gli strumenti tradizionali e le voci del popolo, tende a creare un'atmosfera evocativa e rituale per offrire uno sguardo autentico, contro l'omologazione, imperante nella nostra società. Francesca Lo Faro