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La scomparsa di Margherita Parsi lascia un vuoto autentico nel mondo della psicologia, della divulgazione culturale e del pensiero educativo italiano. Psicologa e psicoterapeuta di grande autorevolezza, è stata una donna di profonda competenza e rara sensibilità, capace di tenere insieme rigore scientifico, empatia e responsabilità etica della parola pubblica. Ho avuto l’onore di intervistare Margherita Parsi. Un incontro che resta per me prezioso non solo per i contenuti, ma per la qualità umana del suo sguardo, la capacità di leggere l’animo umano senza giudicarlo, di trovare parole che non feriscono, ma aprono, restituiscono orizzonti, rimettono in cammino. Riproporre oggi quella intervista significa rendere omaggio a una grande donna, una grande psicologa, una grande comunicatrice, che ha saputo trasformare la conoscenza in responsabilità e la parola in cura. Nel corso della sua attività, Margherita Parsi ha dedicato il proprio lavoro allo studio delle dinamiche familiari, dell’infanzia, dell’adolescenza e dei legami affettivi, ponendo sempre al centro un principio chiave: educare, curare e comunicare sono atti di responsabilità, mai neutri. Questo pensiero attraversa anche la sua produzione editoriale, che ha rappresentato per molti genitori, educatori e operatori un vero e proprio strumento di orientamento umano. Tra i suoi libri più significativi si ricordano opere come "Il pensiero bambino", "Le parole dei bambini", "Maladolescenza. Quello che i figli non dicono", "L’amore violato", "Le mani sui bambini", testi che affrontano il disagio non come etichetta, ma come richiesta di ascolto e di senso. In altri lavori, come "Fragile come un maschio" "Ingrati", "La sindrome rancorosa del beneficato" o "La felicità è contagiosa", Margherita Parsi ha saputo leggere con lucidità le contraddizioni del mondo adulto, le fragilità delle relazioni e le derive emotive di una società spesso incapace di assumersi responsabilità affettive. Accanto all’attività clinica e alla scrittura, Margherita Parsi è stata anche una voce autorevole della televisione e della divulgazione, partecipando a numerose trasmissioni di approfondimento. La sua presenza mediatica non era mai gridata né semplificata: era chiara, empatica, rispettosa dell’intelligenza di chi ascolta, capace di tradurre concetti complessi in parole comprensibili senza mai banalizzarli. In un tempo dominato dalla velocità e dalle risposte facili, Margherita Parsi ha rappresentato una figura controcorrente. Difendeva il tempo dell’ascolto, il valore del limite, il ruolo dell’adulto come guida e riferimento. Per lei la relazione era il luogo in cui si costruisce — o si perde — la possibilità di futuro. Il suo pensiero continua a parlare, le sue parole restano, e in un tempo che spesso smarrisce il senso, la sua voce resta ancora un punto fermo.