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Nel corso di un'intervista pubblicata da ilSussidiario.net, Massimo Gaggi, inviato-editorialista del Corriere della Sera ed esperto di politica statunitense e internazionale, ha analizzato le recenti tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran, soffermandosi in particolare sulla questione del programma nucleare iraniano e sulle possibili strategie militari e politiche in campo. Gaggi ha spiegato che, secondo le informazioni diffuse dai servizi di intelligence, l'Iran disporrebbe di circa 440 chilogrammi di uranio arricchito al 60%, quantità che, se portata al 90%, sarebbe teoricamente sufficiente per realizzare circa undici ordigni nucleari. Tuttavia, ha precisato che i bombardamenti effettuati nei mesi precedenti non avrebbero distrutto il materiale nucleare vero e proprio, poiché esso sarebbe custodito in tunnel sotterranei molto profondi, difficili da colpire direttamente. Gli attacchi avrebbero invece danneggiato gli accessi e alcune strutture di questi siti, rendendo complesso anche per gli stessi iraniani raggiungere i depositi. Nel commentare le dichiarazioni di Donald Trump su un possibile intervento militare diretto – il cosiddetto boots on the ground, vale a dire l'invio di soldati sul terreno – Gaggi ha osservato che si tratta di una prospettiva estremamente delicata dal punto di vista politico. Nella tradizione politica americana, infatti, l'impiego di truppe in operazioni di guerra all'estero è spesso considerato rischioso per i leader in carica, poiché i conflitti prolungati possono avere un forte costo umano e incidere negativamente sul consenso elettorale, come dimostrato dalle esperienze in Iraq e in Afghanistan. Secondo l'analisi del giornalista, l'ipotesi più realistica non sarebbe una grande operazione militare volta a cambiare il regime iraniano, ma piuttosto azioni mirate e limitate, eventualmente condotte da unità speciali, con l'obiettivo di neutralizzare o rendere inutilizzabile il materiale nucleare. In ogni caso, ha sottolineato, si tratta di operazioni estremamente complesse e rischiose, che rendono incerta l'evoluzione della crisi. #Iran #Geopolitica #Trump #Israele #Nucleare #MedioOriente