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Date: 14 agosto 2017 Author: MarioPalladino 0 Commenti 1.jpg Nell’antica arte del circo, nella versione ‘moderna’ che tutti conosciamo, risalente alla seconda metà del ‘700, il nome Orfei è una garanzia. Nando Orfei su tutti, insieme alla sorella Liana e alla cugina Moira hanno portato al successo gli acrobati, i clown e, soprattutto, gli spettacoli con gli animali. Il circo, infatti, è anche un modo per i più piccoli di vedere da vicino leoni, tigri, zebre ed elefanti. Negli ultimi anni alcuni show, come il Cirque du Soleil hanno puntato esclusivamente sugli artisti. Una scelta che secondo Oscar Orfei, snatura la vera natura del circo: «Noi abbiamo ancora gli animali – ci spiega – perché crediamo che i bambini siano maggiormente incuriositi da questi esemplari. Un circo senza animali non è circo. Gli altri sono più eventi che si mescolano col teatro. In quel caso, però, gli spettacoli sono soltanto a Roma e Milano. Invece un vero circo visita più posti». Oscar e suo padre Orlando, cugino di Nando, gestiscono il circo omonimo giunto a Portoferraio a metà luglio. Con lui parliamo della vita dei circensi e di quanto possa essere faticosa. Tutti devono dare il proprio contributo, dall’organizzazione e sponsorizzazione degli eventi, al montaggio e smontaggio di tendone e tribune. A questo si aggiungono le prove e gli allenamenti quotidiani a cui acrobati e giocolieri si sottopongono. Inoltre, prima fra tutte, c’è la cura degli animali. Nel Circo Oscar Orfei sono presenti pappagalli e gufi reali, pellicani, piranha, serpenti, ragni, un alligatore del Mississippi e un coccodrillo del Nilo, un cammello, due lama, un pony e una famigliola di procioni. Tuttavia, a calcare le scene sono principalmente i pappagalli (cacatua, ara e amazzone) addestrati da Kevin Mirkovic, insieme ai serpenti, al coccodrillo del Nilo e ai pellicani. Alcuni animali si mostrano agli spettatori in un giro di pista, seguiti dall’occhio attento di papà Orlando (il pony e i lama) mentre gli altri sono visibili nel piccolo zoo che segue il carrozzone in tutti i suoi spostamenti. Oscar ci spiega la particolarità del rapporto fra circensi e animali. In alcuni casi si tratta di un rapporto quasi fraterno. Capita, come nel suo caso con la cammellina Shakira, che gli animali crescano nel circo sin da cuccioli. In questo caso la madre aveva abbandonato la piccola, rifiutandosi di allattarla: «Le abbiamo dato da mangiare noi con il biberon e il bidone da 5 litri col ciuccio. Lei è la mia preferita». Questo rapporto, ci viene detto, è qualcosa che non tutti conoscono. Il riferimento è alle tante proteste da parte degli animalisti che accusano i circhi di maltrattamenti contro gli animali. Eppure «ogni volta che ci spostiamo siamo sottoposti a controlli, dall’Asl al Corpo forestale. Verificano gli spazi, se gli animali sono maltrattati e fino a adesso non abbiamo mai avuto problemi. Sappiamo come trattarli. Li amiamo perché ci cresciamo insieme. Tutto il giorno c’è sempre qualcuno a vederli, coccolarli e dargli da mangiare». Nel circo, insieme agli Orfei, c’è anche la famiglia Niemen. Ronni è figlio d’arte, ma non ha mai lavorato con gli animali, specializzandosi come giocoliere: «Mio padre mi convinse a fare il giocoliere perché è un numero sempre presente. Adesso, infatti, ho 50 anni e lo faccio ancora». Figlia d’arte anche la moglie Roberta. Mamma trapezista e papà domatore, lei ha scelto di fare l’acrobata esibendosi in numeri aerei. Le chiediamo se lascerebbe mai il circo per un altro lavoro, ma ci risponde che non potrebbe mai. Se non avesse fatto questa vita si sarebbe comunque rivolta al mondo dello spettacolo o allo sport, come il fitness. Qualcuno che decide di lasciare, però, esiste come ci rivela Terence Corradi, lanciatore di coltelli. Alcuni rimangono nell’ambito affittando strutture e capannoni. Altri, invece, cambiano completamente lavoro, ma fanno fatica, provando nostalgia per la vita circense. Ormai è sera e gli spettatori iniziano ad arrivare. Si spengono le luci nel tendone, si accende il faro ed entrano i pagliacci. Inizia lo spettacolo.