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Credo che se si dovesse scegliere una canzone che rappresentasse adeguatamente il secolo passato, questo brano che Paul Simon scrisse nel 1969 per inserirlo nell'ultimo lavoro insieme di Simon & Garfunkel, sarebbe in pole position. Certamente è uno dei brani più iconici del duo, con un testo estremamente poetico, una musica drammatica quanto basta e le armonie di Garfunkel che danno quel tocco artistico che rasenta la perfezione. Non dimentichiamo che per realizzare la registrazione definitiva ci vollero più di 100 ore in studio, un tempo che per l'epoca era un'enormità. Paul la scrisse mentre attraversava un periodo di disillusione proprio mentre era all'apice del successo (ma i critici spesso lo "prendevano a pugni") ma già "l'età dell'oro" dei mitici anni 60, con le sue utopie e proteste, mostrava crepe e fallimenti, forieri di solitudine e disorientamento che porteranno ai tragici anni 70. Il testo è considerato una dichiarazione della fine dell'innocenza e di una ancorchè dolorosa volontà di resilienza. Si parla di un "poor boy" che cerca di sopravvivere a New York ma scopre che la città lo rifiuta e lo emargina. Tuttavia, egli, come un pugile che, pur prendendo colpi e rischiando di finire al tappeto, non getta la spugna per uscire dal ring (bellissimo il punto in cui grida "Abbandono, abbandono" eppure continua a restare lì), resiste al desiderio di mollare tutto tornarsene al paesello. L'importante, insegna il pugile, è combattere, anche se nessuno applaude, e restare in piedi, a dispetto delle difficoltà. Viene celebrato non il trionfo ma la sopravvivenza, la capacità di rialzarsi. E' rimasto emblematico il verso "un uomo ascolta solo quello che vuole ascoltare e trascura il resto" ovvero ognuno, mentendo a se stesso, si costruisce una realtà di comodo per cercare di proteggersi dai colpi della vita. C'era un'altra strofa che non fu inclusa nella registrazione ufficiale ma che il duo eseguì spesso dal vivo, come nel Concerto in Central Park, nella quale si dice che "cambiamenti dopo cambiamenti, siamo più o meno gli stessi". Un verso che assume ancora maggiore significato quando i due la eseguirono durante il Reunion tour, 40 anni dopo la prima registrazione. E' inciso nella pietra anche quel mantra, "Lie la lie", che Simon aveva scritto provvisoriamente per aggiungere in seguito delle parole ma che poi, non avendo trovato nulla all'altezza da inserire, e avendo capito che anche così quel coro aveva una sua drammaticità, lo lasciò tale e quale. Anzi, risulta perfetto con quel colpo secco, quasi una cannonata (qualcuno lo legge come un "pugno") che fu registrato in una chiesa (altri dicono che il batterista Hal Blaine si mise davanti ad un ascensore con il suo rullante per massimizzare l'eco). E poi quell'armonica bassa che con il suo incedere, ricorda un po' quel "destino che bussa alla porta" che si favoleggia che i contrabbassi e gli archi simboleggiasseo all'inizio della Quinta sinfonia di Beethoven.