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"TURANDOT" DI GIACOMO PUCCINI, CON LA REGIA DI ALFONSO SIGNORINI E DIREZIONE D'ORCHESTRA DEL MAESTRO ECKEHARD STIER, HA INAUGURATO LA STAGIONE LIRICA DEL TEATRO MASSIMO DI CATANIA. NELLE INTERVISTE: ANNA AIELLO - Assistente alla regia PAOLO VITALE - Assistente alla regia DANIELA SCHILLACI - Turandot ANGELO VILLARI - Calaf ELISA BALBO - Liù "Teatro Bellini, la vigorosa Turandot di Signorini inaugura la stagione lirica 2024" Nell'anno del centenario della nascita di Puccini, il Teatro Massimo Bellini, guidato energicamente dal Sovrintendente Giovanni Cultrera e dal Direttore Artistico Fabrizio Maria Carminati, omaggia subito, in apertura di stagione, il grande compositore Lucchese con la sua opera più sofferta, ricca dei presagi della fine: Turandot. Ed è stata una bella Turandot quella andata in scena venerdì 12 gennaio per l'inaugurazione della stagione lirico-sinfonica 2024, con l'allestimento prodotto dal Festival Pucciniano di Torre del Lago 2017 e dell'Opera Nazionale Georgiana di Tblisi, impreziosita dalla regia (tradizionale, ma non troppo), di Alfonso Signorini, con l'aiuto regia di due Catanesi doc, Anna Aiello e Paolo Vitale. Una bella Turandot innanzitutto perché lontana dalle dimensioni astratte e surreali viste recentemente in altri templi della musica italiani, che hanno fatto storcere il naso agli intenditori, una Turandot classica, che ha rispettato le indicazioni di quel grande uomo di teatro che era il compositore Lucchese, regalando un perfetto adattamento allo spazio chiuso e alle dimensioni naturalmente ridotte del Bellini, dopo la messa in scena all'aperto e più sontuosa di Torre del Lago. Non è stata, dunque, la Turandot di Alfonso Signorini, ma quella di Giacomo Puccini con tutte le suggestioni, però, di un professionista dell'arte come regista, che si inventa globi illuminati nelle mani di un lento corteo in platea per rendere la magia di una notte lunare; calzante anche la scelta del finale di Luciano Berio, che riluce e ha ricevuto nuova vita dall'esecuzione dell'orchestra del Bellini, diretta con slancio e mordente dal maestro Eckerard Stier, capace di donare alla partitura un vigoroso dinamismo e una scansione ritmica pregevole. Grazie anche alle belle scene di Carla Tolomeo su cui si sono mossi in un gioco di colori gli affascinanti costumi di Fausto Puglisi, arricchiti dai giochi di luci di Antonio Alario, il resto lo hanno fatto i cantanti e il coro. Dopo averci regalato una magnifica Violetta nella Traviata Catanese di dicembre, Daniela Schillaci, nelle vesti della principessa cinese, ha svettato con fraseggi di bravura e passione interpretativa, dimostrando ampiamente come il ruolo le calzasse a pennello. Un personaggio sentito, vissuto profondamente per il nostro soprano, che ha dato a questa sua amata eroina volto e voce incantevoli, dimostrando padronanza tecnica e capacità di rendere le minime sfumature del suo animo. Angelo Villari è stato un Calaf dalla possente emissione, ben calato nel ruolo e in perfetta sintonia con la Schillaci, a dimostrazione di un connubio artistico solidissimo; Elisa Balbo ha reso giustizia al personaggio più amato da Puccini, quella schiava Liù che egli volle a tutti i costi inserire, con un'interpretazione struggente, delicata, supportata da una voce duttile e attenta alle emozioni sottili che la attraversano durante il dramma. Validi anche il basso George Andguladze nelle vesti di Timur e i bizzarri Ping (Vincenzo Taormina), Pong (Saverio Pugliese) e Pang (Blagoj Nacoski) che con le loro voci frizzanti hanno adeguatamente spezzato la tensione narrativa dell'opera; efficaci nel loro ruolo anche Mario Bolognesi (Altoum) e Tiziano Rosati (un mandarino). Un plauso và anche al coro istruito dal Maestro Luigi Petrozziello che ha saputo rendere la varietà di sfumature che lo stesso Puccini gli donò, prima crudele poi misericordioso; prezioso, soave e delicato il coro di voci bianche diretto da Daniela Giambra, che ha magicamente preparato l'entrata in cena di Turandot con la splendida "Là, sui monti dell'est". L'anno Pucciniano si apre, dunque, davvero bene a Catania, con l'augurio che "nessun dorma" e che le crudeltà e le uccisioni si trasformino, anche in ambito mondiale, in puro, indiscusso amore. SILVANA LA PORTA