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Il 14 agosto del 1861 venne perpetrata a danno degli abitanti di due paesi in provincia di Benevento, Pontelandolfo e Casalduni, una strage, puntualmente ignorata dalla storiografia ufficiale e dai testi scolastici, che mai mente criminale avrebbe potuto concepire. Il protagonista di questo eccidio fu il generale Cialdini, un assassino al quale, ancora oggi, sono dedicate vie e statue, purtroppo anche al Sud. Su ordine di Cialdini, “Di Pontelandolfo e Casalduni non rimanga pietra su pietra”, venne inviata per rappresaglia una colonna di 500 bersaglieri con la disposizione di massacrare tutti gli abitanti e radere al suolo i paesi. Morirono circa 1000 persone. “Entrammo nel paese, subito abbiamo incominciato a fucilare i preti e gli uomini, quanti capitava, indi il soldato saccheggiava ed infine abbiamo dato l’incendio al paese, di circa 4500 abitanti. Quale desolazione non si poteva stare d’intorno per il gran calore e quale rumore facevano quei poveri diavoli che la sorte era di morire abbrustoliti e chi sotto le rovine delle case”… raccontò nelle sue memorie un bersagliere piemontese. Il “diritto di rappresaglia” consentì ai piemontesi di uccidere anche vecchi e bambini e stuprare le donne. Una vergogna infinita, una vera e propria pulizia etnica nei confronti di una popolazione inerme colpevole solamente di essersi vista invasa improvvisamente da un esercito di uno stato straniero senza nessuna dichiarazione di guerra. I “fratelli piemontesi del nord” al saldo dei sovrani francesi Savoia, che scrivevano e parlavano in lingua francese, mentre raccontavano alle popolazioni del Regno delle Due Sicilie che le avrebbero liberate, da cosa poi ancora oggi resta un mistero, le letteralmente massacrarono e costrinsero successivamente alla perenne emigrazione, lì dove un tempo non si emigrava. Ancora oggi un velo di mistero e silenzio aleggia sulle stragi piemontesi nei confronti delle popolazioni del Sud. Non se ne parla, si continuano a nascondere i numeri e si dimentica di questi massacri cercando di ridicolarizzare quei pochi che li raccontano. In tutto questo lo Stato Italiano continua a ricordare le, altrui, vili Stragi Naziste di Marzabotto e Sant’Anna di Stazzema e dimentica di celebrare le proprie e il ricordo di chi morì a Pontelandolfo, Casalduni, Auletta e nel Sud. Solo nel 2011 arrivarono le scuse ufficiali dello Stato Italiano che ammise la strage. Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare… scriveva Primo Levi… ma... si sa… la storia è scritta dai vincitori e… in quel lontano 1860 il sud invaso perse tutto, anche il diritto di commemorare la sua gente barbaramente uccisa da chi ostentava di volerla liberare.