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Povera Giulia - Ballata d'amore Canta FELICE CRISTINO (1921-2010) – registrazione di A. Siciliano del 1990 POVERA GIULIA Sono le undici di notte e l’aria è scura tutto in silenzio dormono gli uccelli ohi cara mia voglio con te mori’ e nella stessa tomba mi devono seppelli’ ohi cara mia voglio con te mori’ e nella stessa tomba mi devono seppelli’. Non ti ricordi più mio amo’ quel giorno che ti baciai e me ne andai soldato cercai di sposarti al mio ritorno venni in licenza e non t’ho più trovata povera Giulia perché moristi tu a detta del tuo amore non posso vivere più. Per venti mesi fui da te lontano pensando sempre a quelle mie catene tu avevi sempre il mio ritratto in mano con la divisa mia da bersagliere tu mi baciavi e io pensavo a te e ora tu morendo tu sei lontano da me. Triste fu il destino e ti troncò la vita nel fiore degli anni tuoi volasti al cielo sarà quel fiore coperto dal mio dolore e ora dunque addio l’anima mia è del mondo sarà quel fiore coperto dal mio dolore e ora dunque addio l’anima mia è del mondo. Nota È una ballata d’amore dolorosa e struggente, che sottende il dramma dell’amata morta, Giulia, mentre l’innamorato è sotto il servizio militare di leva obbligatorio come bersagliere. È un canto arrivato a Montecalvo Irpino (Av), negli anni Trenta del Novecento, col sistema del testo scritto su un foglietto acquistato alle fiere e collegato spesso all’estrazione della fortuna, fatta da un pappagallo da un tiretto minuscolo, zeppo di tanti foglietti piegati e affiancati. Tra i 200 canti che registrai in paese, vi è qualche altra ballata in lingua e passarono nella cultura orale locale ma non subirono il processo di dialettizzazione. Era anche un modo per i cantatori contadini, incalliti dialettofoni, di fare sfoggio della lingua italiana. Il testo è strutturato in quattro sestine, i versi sono di lunghezza variabile e la rima è libera, il ritornello è in coda alla prima e alla quarta strofa. (A. Siciliano – Zell, 14.06.2018) Canto di Felice Cristino (Montecalvo, 1921-2010), contadino; registrazione del 1990, trascrizione, traduzione e annotazione di Angelo Siciliano nel 2018.