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La sonata in do diesis minore op. 27 n. 2, universalmente nota come "al chiaro di luna", celebra il pianoforte "in ciò ch'esso ha di eccellente e di suo particolare", come scrisse una rivista dell'epoca alla sua prima pubblicazione, nel 1802. Forse si tratta della prima, vera sonata completamente libera di qualsiasi influenza clavicembalistica e classica, cosa che si può notare già dalla particolare disposizione dei movimenti, e che allo stesso Beethoven sembrò difficile da spiegare, tanto che il compositore volle accompagnare la partitura con la dicitura in calce "quasi una fantasia". Il primo movimento si apre in effetti con un inconsueto Adagio sostenuto, che contiene un'indicazione dello stesso Beethoven rivelatrice del modo nuovo di pensare il suono del pianoforte: "si deve suonare tutto questo pezzo delicatissimamente e senza sordino". Fu, a nostro avviso, Hector Berlioz a descrivere in maniera magistrale l'andamento del primo movimento: "La mano sinistra dispiega dolcemente larghi accordi di un carattere solennemente triste, la cui durata consente alle vibrazioni del pianoforte di spegnersi gradualmente su ognuno di loro; sopra, le dita inferiori della mano destra eseguono un disegno arpeggiato di accompagnamento ostinato la cui forma quasi non muta dalla prima all'ultima battuta, mentre le altre dita fanno sentire una specie di lamento, efflorescenza melodica di questa oscura armonia". Il delicato e grazioso secondo movimento ("un fiore tra due abissi", secondo F. Liszt), Allegretto, ha le dimensioni e l'espressività di un dolce intermezzo, che tuttavia precipita inesorabilmente nel vortice conclusivo dell'ultimo movimento, il Presto agitato. Qui, quanto c'era di represso nei tempi precedenti, e nell'Adagio sostenuto in particolare, sembra esplodere con rabbiosa energia e violenza inaudita. Accordi vigorosi e possenti segnano il ritmo travolgente del terzo movimento, che si arresta solo per due battute di adagio, di effetto psicologico straordinario, prima di concludere questa corsa di angosciosa inquietudine. Pianoforte: Claudio Arrau