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Tredicimila abitanti, 140 chilometri quadrati di territorio e una vocazione agricola che resta nel Dna. A Cavarzere l’identità affonda le radici nella terra, ma guarda lontano. Lo racconta il sindaco Pierfrancesco Munari, tracciando il profilo di una città capace di reinventarsi. «La vocazione agricola è insita nel nostro Comune – spiega – ma abbiamo sviluppato eccellenze nell’industria, nell’artigianato e persino nell’editoria». Negli anni Ottanta Cavarzere era considerata la capitale mondiale del jeans, con centinaia di laboratori attivi. Oggi i numeri sono cambiati, ma resta una cultura imprenditoriale radicata. Dal comparto della bici, con realtà storiche come Bottecchia, ai macchinari agricoli, fino ai nuovi investimenti che riportano occupazione e fiducia. La città fa i conti con il calo demografico e l’invecchiamento, fenomeni comuni alle aree non urbane. «Viviamo più a lungo, ed è un bene – osserva Munari – ma il deficit tra nati e morti è importante». Eppure il fermento non manca. Cavarzere sarà Comune europeo dello sport 2028, grazie a una rete di associazioni vivacissima: calcio, basket, boxe, tennis e tante realtà culturali che animano il Teatro Tullio Serafin, una “piccola Fenice” da 236 posti. Il nome del maestro Tullio Serafin continua a risuonare forte. «Grazie a lui Cavarzere è stata portata nel mondo», ricorda il sindaco. Una memoria che si intreccia con le ferite della guerra: nel 1945 la città fu rasa al suolo, la “Cassino del Nord”. Ottant’anni dopo è arrivata la medaglia d’oro al merito civile, a suggellare una storia di ricostruzione. Oggi l’amministrazione guarda avanti: ponte dell’Adige rinnovato, scuole, impianti sportivi, progetti Pnrr e interventi sull’abitare. «Non abbiamo voluto perdere occasioni – sottolinea Munari – abbiamo cambiato il volto della città». Il sogno nel cassetto? «Un palazzetto dello sport per i giovani e rendere visitabile Torre Barbiani. Dall’alto si vede il mare: sarebbe un simbolo di rinascita». In una terra che ha conosciuto emigrazione e ritorni, Cavarzere continua a pensare in grande.