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Detta La Serenissima, perché per 1.100 anni fu pure capitale della Serenissima Repubblica di Venezia, è apparsa ancor più "serenissima" nei periodi di Pandemia Covid, tra un Lockdown e l'altro e pure nei periodi successivi quando l'economia turistica stentava a ripartire; che poi ferma sarebbe anche più bella, ma fa quasi paura. Da un punto di vista fotografico è molto suggestiva senza folla, come in tante riprese del video dai campielli e strette calli al Canal Grande e alla vasta laguna, ma le città sono fatte per esser animate dalla gente! Seppur sia visitata ogni anno da milioni di turisti non tutti possono dire di esserci nati, come mia nonna paterna tanto che attraverso lei Venezia ce l'ho nel DNA! Così come nelle orecchie ho fin dalla nascita il veneziano che ho sentito parlare in casa da lei e mio padre, nato a Padova, ma entrambi trasferitisi a Roma. A Venezia ci ha, invece, continuato a vivere fino al 2003 la sorella di nonna col marito veneziano, del quale conservo un album fotografico che volle regalarci con foto della città da lui scattate in giro per Venezia • VENEZIA | Anni '70, nell'album zii veneziani negli Anni 70 che ho sfogliato sognando fin da bambino, per poi andarci tante volte ritornando pure per i loro funerali a S.Marcuola che era dietr casa loro.. dadrìo ca' per dirla in veneziano! Tra l'altro il "Venesiàn", oggi indicato come dialetto, fu per secoli una vera lingua e persino quella ufficiale della prestigiosa e potente Repubblica di Venezia, a partire dal Rinascimento all'apice della sua storia politica ed economica fino al 1797 indicato come fine della Repubblica. Se la lingua italiana odierna è il dialetto toscano che "ha fatto carriera" il veneziano è all'inverso "retrocesso" a dialetto, ma affine al Toscano vernacolare dal punto di vista strutturale. Tanti modi di dire veneziani, tra proverbi o singole parole, sono ancor oggi diffusi nella lingua italiana e a livello mondiale persino il saluto internazionale "Ciao" deriva da "s'ciao" contrazione del saluto reverenziale "s'ciavo vostro" ossia "vostro schiavo". Un antico adagio: "Viagiar descanta, ma se ti parti mona te torni mona!" che in romanesco sarebbe: "Viaggiare te sveja, ma se sei scemo parti e ritorni scemo!". E' così fin dai tempi di Marco Polo • ROMA | mostra Marco Polo ai Lincei Da allora l'indole umana non è poi cambiata molto, Venezia, invece, è molto cambiata! Oggigiorno c'è l'OverTourism, per giunta mordi e fuggi, e la proliferazione dei b&b che sta svuotando le case con sempre meno veneziani di nascita, rimpiazzati dai neo residenti: ricchi provenienti da tutto il mondo che possono permettersi i costi di vivere qui! E' una tipologia di turista che rimane poche ore, anche per colpa dei prezzi proibitivi di hotel, b&b o affittacamere così come dei bar, caffè storici e ristoranti dai quali stanno lontano mangiando panini per strada, spesso portati nello zaino dove appendono insieme alle borracce, ombrelli per il sole o la pioggia, cerate e pile ripiegati, scarpe di ricambio, qualcuno persino i bastoni da camminata Norwalk: insomma più che turisti in città per musei e monumenti assomigliano a escursionisti in montagna diretti ai rifugi in quota! Su Venezia, regina delle Repubbliche Marinare e tra i migliori regni mai esisti per "buon governo", è stato scritto e mostrato praticamente tutto: tra documenti e documentari, quadri e incisioni, teatro e musica, romanzi, film e perfino fumetti, ma per me resterà sempre la città natale della nonna paterna: una nonna di famiglia che, trasferitasi a Roma e abitando nell'appartamento adiacente al nostro, ho conosciuto fin dalla nascita insieme a tanti suoi aneddoti su Venezia. Fu veneziana doc, nata e cresciuta nel cuore di Venezia, in un intero palazzo a Campo dei Miracoli • VENEZIA | Luoghi familiari dove c'erano pure i magazzini di stoffe pregiate per la sartoria di famiglia: un famoso vero atelier con 40 postazioni Singer in stile Sorelle Fontana a Roma. Nonna abitò a Venezia fino alle nozze • VENEZIA, Anni '30-40 | Dall'album della no... quando si trasferì nel centro di Padova quale città natale di mio nonno paterno. Ricordo ancora le ricette veneziane che ci preparava, specie durante Carnevale i dolci tipici Veneziani: le frittole (castagnole) e i Galani (frappe) e durante l'anno la Sacher, varie crostate, dolce all'ananas, l'arrotolato alla Nutella oltre alle tagliatelle fatte a mano e agli gnocchi. Ogni Domenica si pranzava tutti insieme, come ogni giorno si viveva insieme con gli appartamenti contigui. Le immagini in questo video di una Venezia silenziosa sono l'opposto del Carnevale; quando diventa un caos straripante di festosi cittadini e visitatori mascherati e colorati, ma talmente animata che è bella pure in biancoenero: • VENEZIA | al Carnevale In ogni caso, seppur immagini suggestive, c'è da augurarci che la Pandemia non ritorni più perché le città non sono fatte dalle pietre, ma dalla gente che ci abita e la rende viva. Altrimenti saremmo nella morta Pompei • Pompei | parco scavi archeologici