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Un divario di genere profondo, una condizione della donna in Italia su cui c’è ancora molto da lavorare in ambito sociale, familiare ed economico. Martedì 24 febbraio il CIV, Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’INPS, ha presentato a Palazzo Wedekind il Rendiconto di genere 2025. Giunto alla terza edizione, il rapporto - voluto fortemente dal presidente del CIV Roberto Ghiselli - fotografa lo stato delle pari opportunità in Italia, dal lavoro alle pensioni, passando per istruzione, welfare e carichi di cura: lo studio restituisce l’immagine di un Paese con differenze ancora in termini di retribuzioni, di valore delle pensioni, di presenza delle donne sul mercato del lavoro. L’occupazione femminile continua a crescere più lentamente rispetto a quella maschile. Nel 2024, il tasso di occupazione femminile in Italia si è attestato al 53,3%, rispetto al 71,1% degli uomini, evidenziando un divario di genere significativo pari al 17,8% e - inoltre - , le assunzioni femminili hanno rappresentato solo il 42,2% del totale. Anche l’instabilità occupazionale coinvolge soprattutto il genere femminile in quanto, fra le assunzioni a tempo indeterminato, solo il 36,7% sono donne, a fronte del 63,3% di uomini. Le lavoratrici con un contratto a tempo parziale sono il 67,2% del totale e anche il part time involontario è prevalentemente femminile, rappresentando il 13,7% degli occupati, rispetto al 4,6% dei maschi. Persistono inoltre forti squilibri nell’accesso ai ruoli dirigenziali, nonostante le donne abbiano superato gli uomini sia tra i diplomati (52,6%) sia tra i laureati (59,4%). Pesano la carenza di servizi per l’infanzia, la distribuzione diseguale del lavoro di cura e le interruzioni di carriera, che si riflettono anche sugli assegni pensionistici, mediamente più bassi. E poi c’è anche il tema della violenza di genere, con dati che non confortano. Nel 2025, le segnalazioni di abusi sono aumentate, evidenziando una problematica ancora radicata, ma anche una maggiore propensione a denunciare i casi. L’anno successivo, dopo lo sblocco di nuovi fondi, sono state accolte 3.711 domande per richiedere il Reddito di libertà, erogato dall’INPS alle donne vittime di violenza in ambito familiare. Su questo aspetto si è concentrato l’intervento di Maria Giovanna De Vivo, Presidente del CUG INPS: “Più le donne si rendono autonome dal punto di vista finanziario, meglio possono affrontare i problemi di violenza di genere. Molte donne molto spesso sottostanno agli uomini perché non sono indipendenti economicamente. È un tema di sicurezza, - conclude De Vivo - perché la violenza di genere impatta sulle famiglie e ovviamente sulle donne vittime di violenza”.