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La storia più sconvolgente e tragica nella storia della mafia siciliana: il racconto completo dell'omicidio di Antonella Bonomo, la studentessa di giurisprudenza di ventitré anni uccisa insieme al figlio che portava in grembo per aver testimoniato contro Matteo Messina Denaro. Il crimine più efferato mai commesso da Cosa Nostra, che per la prima volta nella sua storia centenaria violò il tabù assoluto dell'uccisione di una donna incinta, dimostrando fino a che punto possa spingersi la barbarie criminale quando il potere mafioso si sente minacciato dalla verità e dalla giustizia di una giovane donna coraggiosa. 14 giugno 1995, ore 14:25, bar "Centrale" in via Etnea, Catania. Antonella Bonomo sorride per l'ultima volta nella sua vita mentre alza la tazzina di caffè che contiene la sua condanna a morte. La studentessa di giurisprudenza, incinta di tre mesi del figlio che avrebbe chiamato Francesco, non sa che quella bevanda è stata avvelenata con cianuro di potassio per ordine diretto di Matteo Messina Denaro. "Alla salute del bambino!" dice Maria Catalano, la donna che versa il veleno sorridendo. "Alla salute di Francesco!" risponde Antonella ignara, bevendo la morte mentre accarezza il ventre. Era l'inizio del crimine che avrebbe spezzato per sempre le regole non scritte di Cosa Nostra. Antonella era nata a Castelvetrano il 12 marzo 1972, figlia di Giuseppe Bonomo, piccolo imprenditore agricolo, e Maria Guttadauro, casalinga che sognava per la figlia un futuro diverso. "Fin da piccola voleva diventare magistrato per arrestare tutti i cattivi," ricorda la madre. Brillante studentessa, si iscrive nel 1990 alla Facoltà di Giurisprudenza di Catania con passione per diritto penale e criminologia. Il destino cambia durante le vacanze di Pasqua 1995 quando torna a Castelvetrano. La villa di famiglia era stata utilizzata all'insaputa dei genitori come base per riunioni della famiglia Messina Denaro. Il 23 marzo 1995, tornando prima del previsto dalla biblioteca, Antonella sente voci dal magazzino e si nasconde dietro una finestra. Quello che vede la sconvolge: Matteo Messina Denaro con otto uomini che pianificano "l'operazione primavera" per eliminare tre pentiti e le loro famiglie. "Biagio Schillaci deve morire entro maggio, lui, moglie e due figli. Autobomba davanti alla scuola dei bambini," ordina il boss senza esitazioni. Per due ore ascolta dettagli di omicidi, attentati contro magistrati, piani per far saltare un asilo nido. "Ho capito di trovarmi davanti al male assoluto. Non erano uomini, erano mostri che pianificavano di uccidere bambini innocenti," confesserà poi. Il 24 marzo confida tutto all'amica Maria Guttadauro: "Ho sentito Messina Denaro pianificare di ammazzare famiglie intere, bambini." L'amica la implora di tacere, ma Antonella ha una coscienza che non le permette il silenzio davanti a tanta barbarie. Il 26 marzo si confessa con Don Alberto Mazzola, che tenta di dissuaderla: "Ci sono cose che è meglio non sapere. Prega per quelle anime perdute ma non metterti in pericolo." Ma Antonella ha già deciso di denunciare tutto ai carabinieri. Il 10 maggio 1995 si presenta dal maresciallo Giuseppe Lipari: "Ho informazioni su Matteo Messina Denaro. L'ho sentito pianificare omicidi di famiglie intere." È una delle prime testimonianze dirette contro il boss. Nel frattempo scopre di essere incinta e la felicità per la maternità si mescola al terrore per le possibili conseguenze. La denuncia arriva a Messina Denaro attraverso informatori nella stessa caserma. Il boss ordina: "Questa ragazza sa troppo e deve morire insieme a quello che porta in pancia." È la prima volta che Cosa Nostra pianifica deliberatamente l'omicidio di una gestante, violando tradizioni centenarie. Il piano viene elaborato con crudeltà scientifica: il dottor Calogero Anzalone suggerisce cianuro mescolato con digitalina per simulare aborto spontaneo. Maria Catalano, proprietaria del bar, viene costretta a collaborare con minacce contro il figlio sedicenne. Dal maggio 1995 Maria fa amicizia con Antonella, che ignara condivide la gioia della gravidanza: "Voleva chiamare il bambino Francesco come il nonno. Era così giovane, piena di vita." Il 14 giugno è il giorno scelto per l'esecuzione. Antonella arriva al bar radiante: ha sostenuto l'ultimo esame con il massimo dei voti, il controllo medico conferma che il bambino sta bene. Indossa un vestito azzurro, "sembrava un angelo." Alle 14:20 Maria versa il veleno mentre Antonella guarda dalla finestra.