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Per quel che sappiamo a San Sperate non vi è una grande tradizione di gioielli antichi, perché il paese in passato era piuttosto povero. Solamente verso gli anni Sessanta è cambiato qualcosa con la coltivazione delle pesche e la relativa sagra, migliorando, in maniera considerevole, il reddito delle famiglie degli agricoltori. In passato i pochi gioielli che si regalavano erano legati alle più importanti ricorrenze: battesimi, cresime e matrimoni. Quando il futuro sposo chiedeva la mano della sposa, le regalava un gioiello. I preziosi che venivano regalati alla sposa erano riposti all'interno di un piccolo cesto di paglia (su cofinu), chi ne aveva la possibilità lo impreziosiva ulteriormente con decorazioni e quant'altro. Tutte le donne delle famiglie più ricche indossavano o compravano per l'occasione, grosse collane d'oro (cannaccas). Le donne ricche quando diventavano anziane dividevano i loro preziosi tra tutte le donne della famiglia, quindi anche le collane più belle, venivano spezzettate, perdendo il loro valore originario. L'unico valore che rimaneva era quello sentimentale del ricordo. Non abbiamo mai posseduto nessun gioiello importante d'oro, mia madre aveva solamente la fede e, negli anni del fascismo, dovette donarla alla patria. Era un obbligo donarla, altrimenti si veniva segnalati. Di conseguenza tutti hanno donato i propri preziosi, specialmente chi aveva i propri cari in guerra, perché si lasciava intendere che, se non si faceva un sacrificio per la patria, essi non sarebbero più ritornati. Anche per il battesimo si regalava un gioiello. Di solito alle bambine venivano regalati degli orecchini. Per indossarli venivano fatti i fori alle orecchie con piccoli orecchini d'argento. Era il dono che facevano tutte le madrine; le bambine più fortunate ricevevano qualcosa anche dalla nonna. Per la cresima, qualche volta, si riceveva dalla madrina una collana, ma potevano permetterselo solo le più ricche, mentre la maggior parte delle bambine riceva un piccolo rosario d'argento.