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Su IlSussidiario.tv è stata pubblicata un'intervista a Bernard Khoury, analista geopolitico ed esperto di Medio Oriente, incentrata sul ruolo della Russia nel dossier iraniano e sulle preoccupazioni del Cremlino rispetto a un possibile cambio di regime a Teheran. Khoury ha spiegato che Mosca guarda con crescente apprensione all'evoluzione della crisi iraniana, soprattutto alla luce della progressiva perdita di influenza russa nel Medio Oriente negli ultimi anni. Il colpo più duro, secondo l'analista, è stato la caduta del regime di Bashar al-Assad in Siria avvenuta l'8 dicembre 2024, storico alleato di Mosca e garante dell'unico sbocco russo sul Mediterraneo attraverso la base navale di Tartus. In questo scenario, l'Iran rappresenta oggi per la Russia l'ultimo pilastro di una residua stabilità strategica nella regione. Un eventuale cambio di regime a Teheran, ha sottolineato Khoury, sarebbe visto dal Cremlino come una minaccia diretta ai propri interessi, poiché provocherebbe una forte instabilità regionale e segnerebbe una perdita di influenza quasi totale per Mosca. Per questo motivo, anche tenendo conto dei contatti in corso con Washington sul conflitto in Ucraina, la Russia sta cercando di proporsi come attore di de-escalation, offrendo soluzioni tecniche legate in particolare al dossier nucleare iraniano, come lo stoccaggio o il trattamento dell'uranio. Secondo Khoury, questa strategia consentirebbe a Mosca di mantenere un ruolo centrale nei negoziati e di favorire compromessi che non comportino umiliazioni politiche per l'Iran. Tuttavia, i movimenti logistici russi verso Teheran potrebbero allo stesso tempo rafforzare la deterrenza iraniana e complicare le opzioni militari occidentali. In conclusione, la Russia non auspica né uno scontro diretto né un collasso del regime iraniano, preferendo una crisi "congelata" che le consenta di restare un attore indispensabile nella regione. #RussiaIran #Geopolitica #MedioOriente #Putin #CrisiIran #EquilibriGlobali