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Sandro Ivo Bartoli plays Domenico Scarlatti's Sonata in a minor K. 175. Sandro dice: Cari amici buongiorno, Qualche tempo fa, quando ho presentato la Sonata in La maggiore K. 181 di Domenico Scarlatti paragonandola ad una serenata spagnola, molti di voi hanno commentato in modo molto positivo, e vi ringrazio di cuore. Non avrei intenzione di ripetermi, ma qualcosa di molto simile potremmo dirlo a proposito della Sonata in la minore K. 175 di Domenico Scarlatti che presenteremo oggi. Anche in questa Sonata c'è l'alternanza di due elementi, uno appena più “normale” e l'altro dal carattere di danza furiosa. Ma se questa musica fosse una Serenata, sarebbe una serenata infernale, coi demoni che cercano di sedurre le diavolesse a suon di trovate via via sempre più luciferine. Questa Sonata è piuttosto famosa, o forse dovrei dire famigerata, ma non viene quasi mai eseguita dai pianisti a cagione del fatto, credo, che è scritta in modo tale da tradire quella che è percepita come l'essenza del mio strumento. Che ci piaccia o meno, quando pensiamo alla musica pianistica l'immagine che viene in mente più sovente è quella di Chopin che esegue i suoi “Notturni”, non quella di Béla Bartók che prende lo strumento a martellate col suo “Allegro barbaro”. Qui troviamo Domenico spinto oltre ogni limite: scrive le più insane dissonanze che, presumibilmente, avrete modo d'ascoltare a meno che non siate appassionati di Karlheinz Stockhausen. Vi è un episodio, nella sezione a mo' di danza, ove la melodia è eseguita dal mignolo della mano destra, mentre l'accompagnamento è formato da accordi ribattuti formati, praticamente, da tutte le altre nove dita. Simultaneamente. Il baccano è indescrivibile! Mi pare sicuro affermare che questo tipo di scrittura testimoni l'incredibile e irrefrenabile desiderio da parte di Domenico di estrarre quanto più suono possibile dallo strumento per creare un'impressione ancora maggiore. E, parlando d'impressioni, sarei proprio curioso di sapere cosa successe nel bel mezzo del Settecento, quando apparve Domenico e cominciò a suonare pezzi come questo. Ovviamente, nessuno era abituato ad ascoltare musica di questa fatta: forse i suoi contemporanei pensarono che fosse il prodotto di un pazzo? O di un genio? O magari di tutt'e due? Voi cosa ne pensate? Buon ascolto.