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FRANCA BELLUCCI, saggista, poeta e articolista, appassionata di storia, letteratura e filologia - materia di una laurea con Giacomo Devoto (1971) e di un Dottorato di ricerca con Giachino Chiarini (2011) - indaga i termini LAVRA/LAURA/LABRA/LAMBRA presenti nei toponimi e comunemente derivati dal culto mariano a Loreto iniziato intorno a San Nicola da Tolentino (XIV s.), con apice nel 1638, anno della fine dell'assedio ottomano a Vienna. "Il culto mariano marchigiano ha senz'altro influito sul termine" afferma Bellucci ma non risponde ai tanti interrogativi filologici e storico-letterari che si è posta nel tempo. L'ipotesi è che "...un sistema di assettare per la collettività luoghi, da presumere come LAVRA o sue variazioni, sia stato impiegato dall'antichità, finché superato dalle tecniche moderne. Quell'impiego valse solo per l'Occidente? In che parte del Mediterraneo o dell'Europa origina?" Il viaggio nel tempo inizia sotto la sala comunale antica della città di San Miniato dove la cappella palaziale, d'età federiciana, ha un altare dedicato alla Madonna di Loreto: "...ma è un culto recente essendoci storie, oggetti e situazioni più antiche che si riferiscono al CROCIFISSO nel significato che questo culto ha avuto a inizio e fine Trecento per organizzare gruppi di fede che erano anche gruppi di corporazioni lavorative." Appassionata filologa, Bellucci s'era incuriosita del proverbio "il Loretino non può fare l'elemosina al Duomo" spingendosi sempre più lontano, con "incontri" basilari quali Dante e Petrarca, mai accontentandosi nemmeno del dizionario che collega LAVRA alla religiosità medievale: "luogo in cui si raccoglievano in preghiera i pellegrini". "Parole che somigliano a LAVRA riguardano le miniere d'argento che Atene sfruttava per la monetazione" spiega Bellucci che dalla Tesi di Laurea sulle tavolette micenee ha esplorato l'antichità e che ci consegna anche un riferimento alla complessa concettualità e architettura del LABIRINTO in merito al quale ricorda recenti studi di Gioachino Chiarini. "...é un mistero come il linguaggio sia una conquista che fa fare un balzo all'umanità e come poi una comunità in qualche modo approvi un nucleo di parole" afferma, "e tuttavia nel cambiamento di civiltà e nel disperdersi delle comunità e ricrearsi non è detto che non rimangano delle parole o non riaffiorino seppure con riferimenti diversi." Partendo da una struttura, l'opera dedica la parte al LORETINO (Il Loretino tra parole e memoria; Effetto crocifisso; Strade e istituzioni, un nodo) e la seconda a LETTURE SUL TARDOANTICO (Approdo PO e archeologia; I cives delle Alpi. Costantino; Sacro e tardoantico nello spazio mediterraneo imperiale; Tardoantico come continuum. Un sondaggio su quattro presidi). In quest'ultima, ricerche toponomastiche su località italiane e straniere, con nomi collegati ai termini in esame, cui si aggiunge LAMBR, ipotizzano l'insistenza su accampamenti militari romani in tutta l'area dell'ex Impero Romano d'Occidente, auspicando l'Autrice ricerche anche in quello d'Oriente. Del pari, le strutture civili o monastiche con simile toponomastica sembrano avere la stessa origine e mantenere nel tempo le caratteristiche degli accampamenti militari romani che erano luoghi di autorità, di commercio e incaricati della manutenzione dei tracciati viari, favoriti in questo dalla vicinanza di corsi d'acqua per trasporto e pietrame. L'ipotesi è che il LORETINO di SAN MINIATO rientri nella casistica, mantenendo il legame con l'autorità civile, il commercio e la cura delle strade: "...altrimenti non si spiegherebbe la durata dell'accettazione importante che ha avuto da parte di popolazioni del tutto diverse." Quanto al termine LORETO: qui cui riaffiora, sebbene "usurato", il termine originale precedente al culto mariano. Esso per così dire ha monopolizzato l'interpretazione di situazioni in gran parte precedenti e che ovviamente non possono averlo come indicazione di partenza. Il volume presenta un riassuntivo CONGEDO e un'APPENDICE DIDATTICA (Appunti su tre sviluppi), dove Bellucci, "...una vita dominata dall'insegnamento", auspica un allargato approccio tra discipline per comprendere meglio lo ieri e l'oggi: "...ci sono nomi che fanno saltare da una situazione all'altra; anche se cambia il sistema linguistico rimangono sempre tradizioni che si cumulano e che chiedono di essere rivitalizzate. Così anche le abitudini tra uomo e donna non vale che vengano semplificate eccessivamente per dare solo la fotografia dell'attualità nostra." Non in ultimo, l'Autrice tratta di antropologia dei territori nelle varie epoche con ricerche locali contro gli stereotipi. Un'opera di studio piena di interessanti sorprese. Info: Bellucci Franca, Dalla Lavra a Loreto. Inseguendo una parola travisata. Acqua, Petra, sacralità diffusa. - Pisa: ETS 2025. MPF www.womenews.net