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Su IlSussidiario.tv, il giornalista Filippo Landi ha analizzato le implicazioni economiche e geopolitiche del conflitto in corso, sottolineando come la durata della guerra rappresenti la variabile decisiva per comprenderne gli effetti sui mercati globali. Landi ha spiegato che le previsioni iniziali, che parlavano di un conflitto rapido, sono state smentite dai fatti, generando crescente incertezza a livello internazionale. In questo contesto, ha evidenziato come le preoccupazioni economiche stiano assumendo un ruolo centrale, influenzando non solo gli Stati Uniti ma anche i governi europei e asiatici. Secondo l’analisi proposta, Donald Trump non starebbe chiedendo un vero e proprio supporto militare, quanto piuttosto una condivisione dei rischi derivanti da una guerra avviata insieme a Israele. La richiesta rivolta agli alleati europei di inviare navi nello stretto di Hormuz viene interpretata come un tentativo di allargare il coinvolgimento internazionale, con il rischio di un’escalation. Tuttavia, diversi paesi – tra cui Francia, Italia e Giappone – hanno espresso un netto rifiuto, preferendo una soluzione diplomatica alla crisi. Landi ha inoltre sottolineato come l’obiettivo iniziale del conflitto, ovvero il cambio di regime in Iran, appaia sempre meno realistico. L’ipotesi di una riapertura militare dello stretto di Hormuz è considerata estremamente complessa, sia per le difficoltà operative sia per le incognite strategiche ancora irrisolte da parte statunitense. Infine, è stato evidenziato come negli Stati Uniti cresca la preoccupazione per il rischio di una guerra lunga, simile a quella in Iraq, con possibili ripercussioni durature sull’economia globale e sull’opinione pubblica americana. #Geopolitica #MedioOriente #Trump #EconomiaGlobale #Guerra #Energia