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Le voci di dentro Commedia in tre atti di Eduardo De Filippo composta nel 1948. Regia: EDUARDO DE FILIPPO EDUARDO: Alberto Saporito LUCA DE FILIPPO: Carlo Saporito UGO D'ALESSIO: Zi' Nicola Saporito GINO MARINGOLA: Pasquale Cimmaruta GIULIANA CALANDRA: Matilde Cimmaruta PUPELLA MAGGIO: Rosa Cimmaruta MARZIO HONORATO: Luigi Cimmaruta LIDIA FERRARA: Elvira Cimmaruta MARINA CONFALONE: Maria, cameriera LUIGI UZZO: Michele, portiere SERGIO SOLLI: Ciccillo "Capa d'angelo" LINDA MORETTI: Teresa Amitrano ANTONIO LA RAINA: Brigadiere di PS FRANCO FOLLI: Agente di PS FRANCO ANGRISANO: Aniello Amitrano Tra le più amare opere del drammaturgo napoletano, riprende temi cari all'autore e al maestro Pirandello. La confusione tra sogno e realtà conduce il protagonista a sfilare involontariamente la maschera indossata da tutti quelli che lo circondano, persino dall'ipocrita fratello (interpretato magistralmente da Luca De Filippo). Alberto inizia così a comprendere quanto in basso possa cadere l'umanità e il motivo per cui il celeberrimo Zi' Nicola rifiuti ormai da tempo di intavolare un dialogo convenzionale col suo prossimo. Dopo aver sognato che i suoi vicini di casa, i Cimmaruta, hanno commesso un omicidio, Alberto Saporito è convinto si tratti della realtà e li fa arrestare. Invece di proclamare la propria innocenza, i Cimmaruta cominciano a sospettare l'uno dell'altro, temono che Saporito possa tirare fuori da un momento all'altro le prove della loro colpevolezza e arrivano a prendere la decisione di ucciderlo. Specchio dell'Italia del tempo, Le voci di dentro riflette i traumi di un paese dove tutti sospettano di tutti (le mogli dei mariti, i mariti delle mogli, i fratelli delle sorelle, le zie dei nipoti), dove i valori sembrano scomparsi, dove i più saggi preferiscono non parlare perché sanno di non poter essere ascoltati o compresi quasi da nessuno (come il vecchio Zì Nicola Saporito, che comunica sparando bengala e mortaretti e che solo Alberto riesce a capire), di un paese intimamente sconvolto e ormai poco fiducioso nella possibilità di un'autentica rinascita dopo la tragedia della guerra. La dimensione del sogno si mescola e confonde con quella della realtà: tutti i tipi di orrore sono già stati visti, vissuti, metabolizzati a livello inconscio e nessuna efferatezza sembra più impossibile. «Il sogno - dirà lo stesso Eduardo in una intervista rilasciata nel 1977 - è la spia di una inquietudine che ci attanaglia. I personaggi di questa commedia portano in sé l'ansia di una guerra appena finita, di violenze non dimenticate». DA: https://drammaturgia.fupress.net/rece...