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12PORTE - 19 marzo 2026: Nella giornata di digiuno e preghiera per la pace indetta dalla Conferenza Episcopale Italiana per il venerdì di Quaresima del 13 marzo, il cardinal Zuppi si è recato a Cento, dove ha presieduto la celebrazione dei vespri nella collegiata di San Biagio. Un momento intenso di preghiera e riflessione, segnato da un forte appello a interrompere la logica della guerra e a rilanciare con decisione la via del dialogo. Al centro dell’omelia, il richiamo alle parole di Papa Leone, che ha chiesto di «fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile». «La guerra - ha detto l’Arcivescovo - ha una sua logica terribile, quasi geometrica, che finisce per condizionare anche chi l’ha innescata». Di fronte a questa deriva, il cardinale ha indicato con chiarezza un’alternativa: la diplomazia. Non una pratica debole o dilatoria, ma «una paziente arte» capace di scavare nelle cause dei conflitti e di costruire relazioni. In questo senso ha richiamato l’insegnamento di Papa Francesco, che nella lettera Spes non confundit invitava a promuovere «progetti concreti» e «spazi di trattativa» per una pace duratura. Zuppi ha denunciato con forza l’illusione della guerra come soluzione: «È sempre una sconfitta per tutti. Anche chi vince è uno sconfitto». I conflitti – ha osservato – generano solo distruzione, odio e nuove guerre, mentre colpiscono in modo indiscriminato soprattutto i civili, ridotti a “danni collaterali” o addirittura a “obiettivi”. Un riferimento drammatico anche all’uso delle tecnologie, come l’intelligenza artificiale, che rischiano di rendere ancora più spersonalizzata e spietata la violenza. Nel suo intervento, il cardinale ha richiamato anche la necessità di leggere i conflitti alla luce della storia, affrontandone le cause profonde e le responsabilità, per costruire una pace giusta e non solo apparente. Senza trattativa – ha ribadito – «si produrrà soltanto una serie infinita di guerre». Forte anche l’appello a non smarrire la dimensione umana e spirituale: «Tutte le guerre sono guerre tra civili: fratelli che uccidono fratelli». La guerra, ha aggiunto, lascia ferite che durano nel tempo, «un’epidemia di inimicizia» che contamina le relazioni e le società. Nel tempo quaresimale, il digiuno e la preghiera assumono così un significato concreto: non solo pratica personale, ma scelta comunitaria che coinvolge anche il modo di parlare e di relazionarsi. Riprendendo ancora Papa Leone, Zuppi ha invitato a un «digiuno che attraversi la lingua», per ridurre le parole che feriscono e dare spazio all’ascolto. Non è mancato uno sguardo critico al contesto culturale e politico attuale, segnato – secondo il cardinale – da nuove forme di divisione, dal ritorno dei nazionalismi e da una crescente sfiducia nelle istituzioni internazionali. In questo scenario, l’Europa è chiamata a riscoprire la propria anima e la propria vocazione a essere strumento di pace. Infine, l’invito a tutti, a diventare «artigiani di pace», disarmando anzitutto il proprio cuore. Un cammino che passa attraverso il dialogo, il compromesso e la capacità di costruire ponti anche quando sembra impossibile. «Solo insieme se ne esce», ha concluso Zuppi, richiamando l’urgenza di una responsabilità condivisa. Perché la pace – ha ricordato – non è una tregua fragile, ma un’opera da edificare giorno per giorno, nella consapevolezza di appartenere a un’unica famiglia umana.